Radon in Alta Marroggia

di C.F.

Suscita interesse sia tra la comunità scientifica umbra che tra la cittadinanza, il caso del pozzo freatico di San Martino in Trignano (Spoleto) in cui domenica è stata riscontrata la presenza di acqua a elevata temperatura, circa 50 gradi. Al momento gli esperti sono chiamati a capire se ci si trovi di fronte a un evento naturale o causato da attività antropiche, anche se per ora gli unici campionamenti effettuati sono quelli dell’Arpa impegnata in analisi di natura epidemiologica e chimico-fisico nel tentativo di fornire elementi utili agli esperti.

Spunta uno studio del 2002 Domenica, però, a intervenire sulla vicenda è stato il geologo Bruno Mattioli che ha rivelato come nel 2002 l’Ase in collaborazione con l’Università La Sapienza ha compiuto uno studio finanziato dal ministero della Ricerca sulla «dinamica ed eventuale presenza di contaminazione nelle acque sotterranee dell’area del Marroggia». Dal lavoro è risultato «la presenza di valori anomali di radon distribuiti lungo lineazioni evidentemente tettoniche, con le anomalie più elevate misurate a San Giovanni di Baiano e San Martino in Trignano dove risultano distribuite anche la maggiori anomalie di Co2 e Ch4 (anidride carbonica e metano, ndr)».

Silenzio sismico L’ipotesi messa sul tavolo dal prof Mattioli è dunque relativa alla presenza di gas nel sottosuolo, mentre viene respinta in toto quella paventata nell’ordinanza del sindaco Fabrizio Cardarelli, ossia l’autocombustione della lignite, bollata dal prof come «amenità». Lo studio redatto tredici anni fa sembra destinato a essere se non altro ripreso in mano dai tecnici che stanno seguendo la vicenda, mentre il servizio comunale di Prociv mercoledì dovrebbe ricevere dal dipartimento nazionale una sorta di vademecum contenente disposizioni e indagini da avviare. Nelle ultime ore sono state anche compiute verifiche con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e il servizio sismico regionale per accertare la presenza di terremoti, anche strumentali, vale a dire di lievissima entità, che almeno per il momento hanno dato esito negativo, facendo riscontrare quello che gli esperti chiamano silenzio sismico.

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