Francesco Polidori

di Chiara Fabrizi

«La volontà di sottrarre le proprie aziende al pagamento di ogni tributo in modo costante e continuativo si desume chiaramente dal complessivo modus operandi» di Francesco Polidori, 73 anni, fondatore di Cepu, nato a Fraccano di Città di Castello. A scriverlo nell’ordinanza di 60 pagine è il gip di Roma Ezio Damizia che su richiesta dal procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli ha firmato gli arresti domiciliari con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta per il «comandante» Polidori, come lo chiamava Luigi Piccotti, 83 anni, suo storico collaboratore, a carico del quale è scattata l’interdittiva di un anno all’attività di impresa. All’appellativo di «comandante» o «capo», però, il giudice preferisce quello di «dominus indiscusso del Gruppo», perché «le operazioni fraudolente e gli atti distrattivi – è scritto nel provvedimento – sono tutti riconducibili nel tempo alla ideazione a coordinamento e, in alcuni casi, esecuzione di Polidori».

«EVASI 140 MILIONI»

«Precisa scelta di non pagare il Fisco» Al centro dell’indagine del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, che ha ricostruito una maxi evasione fiscale da 140 milioni di euro, ci sono il fallimento della Scil e della Cesd, due società sulle quali gli inquirenti hanno rilevato «l’omesso versamento di ogni tipo di tributo (Iva, Irap, Ires, oneri previdenziali e tributi locali)», ma secondo il gip «il dato rilevante e che va sottolineato è che ciò è avvenuto pur incassando notevolissime somme. L’Iva – si legge in ordinanza – è stata sempre incassata e mai versata, generando un surplus di liquidità destinato a vie diverse da quelle del pagamento del debito erariale». In questo senso, è specificato che «il mancato versamento dei tributi si è determinato, sia per Scil che per Cesd, non a causa di insolvenza o difficoltà economico-finanziaria, ma per una precisa, programmata e reiterata scelta di non onorare il pagamento al Fisco».

DALLE MONTAGNE DI FRACCANO ALL’INDIA: L’IMPERO POLIDORI

«Prestiti a ridosso dei fallimenti» Secondo l’ipotesi della procura di Roma che a carico di Polidori contesta anche l’auto riciclaggio, il «dominus indiscusso» sarebbe riuscito a proseguire l’attività di impresa attraverso «cessioni/conferimenti di azienda, con relativi marchi e spoliazioni senza – scrive il gip – valida e congrua contropartita economica per la società via via concedente», mentre «al contempo venivano deviate risorse finanziarie verso società controllate e collegate attraverso appostazioni di partecipazioni poi svalutate e/o apparenti finanziamenti o prestiti allo stesso Polidori o a persona di famiglia o comunque a lui vicine, proprio a ridosso delle procedure fallimentari, somme in ogni caso mai restituite». Ed è qui che, secondo il giudice, «si annida la spregiudicatezza di Polidori e la pericolosità delle condotte fraudolente da lui poste in essere».

«Rischio immanente su Studium srl» Stando alla ricostruzione della procura di Roma e condivisa dal gip, il meccanismo prevede la «creazione ad hoc di nuove società per portare avanti e garantire continuità alla medesima gestione aziendale caratterizzata da marchi e licenze (tra cui soprattutto il noto e storico Cepu), realizzando in modo continuativo un programma criminoso in quanto si lascia la precedente società, svuotandola di tutti gli asset produttivi, appesantita dall’ingente debito nei confronti dei creditori (in particolare dell’Erario)». Una modalità, questa ricostruita dalle fiamme gialle, che per il tribunale di Roma rappresenta «un rischio immanente in quanto anche con riguardo alla Cesd, l’attività aziendale, proprio qualche mese prima della domanda di concordato preventivo per un debito erariale di 100 milioni, è stata trasferita in locazione a un nuovo soggetto giuridico, ossia Studium srl (molto probabilmente un nuovo contenitore), rispetto a cui è estremamente probabile che sia portata anch’essa alla decozione e al successivo fallimento».

Pericolo di reiterazione del reato Per il giudice, dunque, quelle ricostruite dai finanzieri sono «operazioni distrattive del patrimonio aziendale, contestualmente all’incremento del debito tributario sempre crescente, perché volutamente non onorato, che hanno contribuito a rendere inefficace qualsiasi procedura di riscossione coattiva a carico delle società coinvolte e, al contempo, hanno concorso a determinare il dissesto delle società stesse poi via via fallite, trasferendo la produzione di valore in altre società del medesimo gruppo imprenditoriale». In questo senso, oltre a disporre il sequestro preventivo di 28 milioni, secondo il giudice «sussistono le esigenze cautelari essendovi il concreto pericolo che Polidori possa, dalla sua posizione apicale, ripetere le condotte fraudolente in relazione alla società Studium srl».

@chilodice

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