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venerdì 21 gennaio - Aggiornato alle 21:57

Pm Perugia: «Falsi appunti al capo della polizia sul sequestro di Alma Shalabayeva»

Le note di Improta all’attuale numero uno del Dis, Pansa. ‘Il funzionario era informato in diretta dell’udienza in tribunale’

La questura di Roma

di En.Ber.

C’è anche il nome del prefetto Alessandro Pansa, attuale direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, nelle carte della Procura di Perugia che ha svolto le indagini sul presunto sequestro di Alma Shalabayeva. Il numero uno del Dis, all’epoca dei fatti capo della polizia – è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata contro sette persone tra dirigenti e funzionari della questura di Roma più il giudice di pace che si occupò della vicenda – è stato «falsamente» informato dall’ex dirigente dell’ufficio immigrazione Maurizio Improta sulle questioni riguardanti il rimpatrio della Shalabayeva.

UDIENZA PRELIMINARE DOPO L’ESTATE

«False affermazioni» Improta, accusato di sequestro di persona, omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio e falso ideologico, secondo i pm di Perugia ha mentito negli «appunti» consegnati al questore romano e al capo della polizia rendendo «false» dichiarazioni «nell’ambito dell’inchiesta amministrativa» portata avanti nell’estate del 2013. Stando alla ricostruzione dei magistrati umbri Improta ha «falsamente affermato» all’allora capo della polizia che «in nessuna fase dell’attività amministrativa mi è stato rappresentato che Alma Shalabayeva fosse parente del dissidente politico kazako» Mukhtar Ablyazov. E «né la signora né i suoi difensori hanno mai rappresentato problemi di sicurezza, richiesto protezione umanitaria né tantomeno asilo». In realtà – osservano i pm – la Shalabayeva «in più occasioni aveva rappresentato la sua condizione di moglie di perseguitato politico» temendo il rimpatrio forzato in Kazakistan.

CHIUSA L’INCHIESTA SUL RIMPATRIO DI ALMA SHALABAYEVA

«L’udienza in diretta» Nel corso dell’indagine è emerso che durante il viaggio verso l’aeroporto di Ciampino la donna ha ribadito agli agenti dell’immigrazione la richiesta di asilo politico. «Non mi risulta – ha dichiarato Improta al capo della polizia – che abbia chiesto asilo al personale, compreso quello che parla la lingua russa» ma i pm osservano che Vincenzo Tramma (uno degli agenti indagati, ndr), «unico conoscitore del russo fra il personale dell’ufficio immigrazione, era stato inviato in udienza appositamente per seguirne in diretta lo svolgimento». «Era stato inviato in udienza da Improta per essere informato in diretta dell’esito dell’udienza di convalida».

LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO

«Capo della polizia, questore e Procura di Roma tratti in errore» Il capo della polizia sarebbe stato dunque tratto «in errore» insieme alla Procura e all’allora questore che in un appunto risalente a pochi giorni dopo il rimpatrio ha letto: «Le autorità diplomatiche della Repubblica del Kazakistan si rendevano disponibili ad organizzare a loro spese un volo diretto da Roma per Astana». Ammoniscono però gli inquirenti: «Già il 30 maggio», «ben prima dell’udienza di convalida», il primo segretario e consigliere per gli affari politici presso l’ambasciata kazaka in Italia «aveva anticipato a Improta che avrebbero provveduto i kazaki al rimpatrio».

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