La salma di Ovidio Stamulis ( foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Una tragedia annunciata. Una tragedia che forse poteva essere evitata. Una tragedia che adesso lascia sgomenta e incredula la famiglia allargata di Pietrafitta in cui Ovidio aveva trovato rifugio e affetto. Ovidio Stamulis aveva 17 anni e tanta voglia di vivere, tanta voglia di uscire dalla tremenda situazione familiare in cui si trovava. Invece, adesso che il patrigno lo ha ucciso a colpi di mattarello, infierendo su di lui, del giovane non resta che il ricordo di un ragazzo dolce e volenteroso, ma troppo fragile per farcela da solo.

L’udienza e l’affidamento Lui ci aveva provato, lo raccontano gli amici del ragazzo, che applaudono e piangono quando il corpo martoriato viene portato via in una bara, e che non esitano a puntare il dito verso chi forse poteva tutelarlo meglio: «E’ andato dal giudice stamattina e gli ha raccontato tutto quello che succedeva nella sua famiglia. Erano quindici giorni che non dormiva lì perché aveva paura del patrigno. Perché lo hanno rimandato a casa con lui? Chi si assume adesso la responsabilità di questa morte?». Lo raccontano in lacrime e non possono accettare che una tragedia del genere possa essere avvenuta proprio il giorno in cui Ovidio avrebbe dovuto lasciare Pietrafitta per andare in una casa famiglia, insieme al fratellino di otto anni.

La furia Neanche un’ora dopo infatti sarebbe arrivata un’assistente sociale a prenderli. Neanche un’ora dopo sarebbe iniziata quella vita senza violenze che lui tanto sognava. Invece il patrigno, Pietro Cesarini, arrestato con l’accusa di omicidio volontario, non gli ha lasciato scampo: agli occhi di quell’uomo, disoccupato da quasi un anno, era lui il motivo per cui stava per perdere il figlio di otto anni. Una parola, una provocazione. Qualcosa ha scatenato una furia assassina che ha inseguito il giovane per tutta la casa, in cucina, poi nelle camere da letto e infine nel bagno. Ovidio ha provato a difendersi, il suo assassino ha due costole rotte. Ma non ce l’ha fatta. In bagno si è accasciato nel lavandino e il patrigno ha infierito su di lui fracassandogli la testa.

L’allarme I carabinieri sono arrivati poco dopo: li ha chiamati sia una vicina di casa che sentiva le urla che la madre della vittima, che nel frattempo era andata a scuola a prendere il figlio più piccolo, per prepararlo prima dell’arrivo dell’assistente sociale. Non è chiaro se quando la donna è uscita di casa, di ritorno dall’udienza al tribunale dei minori di Perugia in cui gli era stato tolto l’affidamento dei figli, Ovidio e il suo assassino avessero già iniziato a discutere.  Certo è che la donna chiama il 112 e chiede l’intervento. Si chiederà sempre come sarebbe andata se a prendere il figlio minore fosse andato il padre.

Il ricordo e le accuse I vicini di casa che amavano Ovidio e lo aiutavano in tutti i modi, raccontano di una situazione insostenibile in casa: «Ad Ovidio gli avevano chiesto di non raccontare niente al giudice. Altrimenti avrebbero perso anche l’affidamento del figlio più piccolo». Lo rivelano mentre guardano un piccolo orto a due passi dalla casa della tragedia «La terra è la mia – racconta una vicina-   ma lo curava Ovidio. Era un ragazzo che si dava molto da fare. Lavorava d’estate e la mattina presto. Andava a rimettere la legna e badava agli anziani. Era sempre disponibile». Purtroppo a volte i soldi che guadagnava lavorando, era costretto a consegnarli al patrigno, che ci comprava le sigarette, mentre giocava ai videopoker.

La nuova vita mai iniziata Agli occhi increduli e segnati dalle lacrime della gente di Pietrafitta non sembra possibile che sia finita così per quel ragazzo per cui tutti facevano il tifo. E a cui tutti davano una mano. Tutti erano contenti per la nuova vita che avrebbe dovuto iniziare nella casa famiglia. «Ci aveva mandato un messaggio stamattina dopo l’udienza: diceva che tutto era andato bene e che la forza di denunciare tutto gliel’avevamo data noi».

Colpa di chi? Anche i carabinieri erano intervenuti molte volte, ma nessuno aveva mai formalizzato una denuncia contro il padre. La situazione di disagio però era sotto gli occhi di tutto, era in moto la macchina degli assistenti sociali, e quella del tribunale dei minori. Macchine che, forse, è lecito dubitare, potevano funzionare meglio. Impossibile non chiedersi se sia normale, rimandare a casa, anche solo per qualche ora, un minorenne insieme al genitore che lui ha appena denunciato per violenze.

L’assassino Adesso non resta che un uomo in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Un uomo, disoccupato da circa un anno, licenziato dal datore di lavoro che Cesarini aveva picchiato. Un uomo che, dopo aver aperto la porta ai carabinieri arrivati a casa sua ed averli seguiti in caserma, ha ammesso tutto, dicendo  «Non ne potevo più. Non lo sopportavo più» .

Premeditato?Lo aveva detto all’insegnante di inglese di Ovidio che non riusciva a contenere le lacrime per la morte assurda di Ovidio. Dopo averle chiesto dei soldi, le aveva detto che lo avrebbe ammazzato. Che era meglio un pasto caldo in galera che vivere con quel ragazzino. Non lo sopportava, lo faceva mangiare in uno sgabuzzino o chiuso in camera sua. Non ne poteva più di quel ragazzino di appena 17 anni, la cui unica colpa era quella di aspirare ad una vita più tranquilla.

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2 replies on “Piegaro, 17enne ucciso a colpi di mattarello dal patrigno. L’assassino:«Non ne potevo più»”

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