di Daniele Bovi e Mario Mariano
Addio al bar Turreno. Lo storico bar di piazza Danti, nel cuore di Perugia, è stato chiuso sabato mattina da un ufficiale giudiziario. Alla base della decisione, secondo quanto noto, ci sarebbero delle pendenze arretrate relative ai canoni di affitto. Aperto da 40 anni, il Turreno è diventato nel corso del tempo un punto di riferimento in città. Amato da molti perugini, il bar era anche uno dei locali della movida serale perugina, con centinaia di giovani che, specialmente nel weekend, si accalcavano dentro e fuori dal locale. La notizia ha colto di sorpresa anche l’amministrazione comunale, con il sindaco e alcuni assessori che hanno saputo per caso, mentre nel bar si pensava ad un normale sabato di lavoro, che un ufficiale giudiziario stava in quei minuti procedendo con la chiusura. Piazza Danti perde così, dopo le due sale del cinema (il Turreno e la Turrenetta), un altro presidio. Ma quanto successo ha colto di sorpresa anche e soprattutto Fabio e Vittorio Gargiulo, i due fratelli che gestivano il bar dal 1990 dopo averlo rilevato dal padre. La giornata era stata infatti programmata come un normale sabato di lavoro anche se, a quanto pare, c’era la consapevolezza che le cose da qualche tempo non funzionavano.
Ci vediamo al Turreno Ci vediamo al bar del Turreno: non c’era bisogno di aggiungere altro, perché quando il centro di Perugia era tutta un’altra storia, gli appuntamenti si fissavano in quei tre o quattro posti clou della città. Al Turreno sapevi chi avresti trovato, perché i locali di una volta erano indicativi, sia per frequentazioni politiche e culturali, e quindi sapevi prima chi avresti potuto conoscere o frequentare. Il Turreno aveva una posizione strategica, avvantaggiato dal fatto che era unito da una scala interna al cinema: chi lo frequentava negli anni delle dispute politiche ovviamente non metteva piede al Mokambo, in corso Vannucci, che si trovava vicino la sede dell’Msi, dove stazionavano dalla mattina alla sera i giovani di destra. Dire che gli avventori si guardassero in cagnesco è un eufemismo: spesso e volentieri i due gruppi venivano alle mani ed i cronisti dell’epoca, oltre che la polizia, erano perfettamente a conoscenza di chi era capace di usare solo le mani o qualche altro corpo contundente.
Il calcio Quando le dispute politiche si sono assottigliate fino a concludersi con un nulla di fatto, il Turreno è diventato, tra l’altro, il ritrovo di quanti amavano parlare di calcio, non solo del Perugia che proprio in quel locale ha visto nascere alleanze e strategie. Era il locale preferito da Spartaco Ghini, anche per ragioni logistiche visto che abitava a duecento metri da lì, a Porta Sole. Gli amici lo aspettavano seduti ai tavolini al suo rientro a casa su una vecchia jeep dopo una giornata alla Sicel. Franco D’Attoma, che abitava in piazza IV Novembre, proprio di fronte alla Fontana Maggiore, preferiva il Ferrari, in corso Vannucci. Insomma erano i tempi della fidelizzazione dei bar ed era raro vedere chi ne frequentava più di uno. Al Turreno i giovani che amavano corteggiare le straniere sapevano di trovare ragazze di una certa ideologia politica. E il passa parola funzionava eccome.
Politica e non solo Da lì è passato Stefano Vinti, il leader di Rifondazione, l’ex presidente della Regione Francesco Mandarini, l’ideologo del Pci dell’epoca Galli, giornalisti che lavoravano all’Unità, che aveva la redazione sullo stesso piano di Umbria Tv e che, all’epoca, aveva chiare connotazioni politiche. Insomma l’elenco sarebbe lunghissimo se volessimo dire di quanti hanno gustato una granita di limone in estate o l’ottimo caffè e l’altrettanto eccellente pasticceria della gestione Gargiulo. In tempi più recenti durante entrambi i mandati quinquennali a frequentare il Turreno, specie la domenica mattina (quasi un rito), è stato Renato Locchi che lì incontrava gli amici di sempre. E proprio nel Turreno a Spartaco Ghini venne l’idea di affidare la presidenza del Perugia, dopo la parentesi Gadaleta a Luciano Ghirga, altro storico frequentatore del locale.
Processioni Finita la stagione delle straniere «agganciate» proprio ai tavoli davanti al locale, impegnate a gustare un cappuccino e a far sfoggio delle prime tintarelle, è stato curioso assistere alla processione di quei perugini che davano un seguito a quello che inizialmente era un flirt con il matrimonio, con coppie tornate sul luogo del primo incontro e diventate delle habituè. Di sicuro il Turreno mancherà a tutti, anche a quelli che lo hanno frequentato con minore assiduità, per mille ed un motivo e perché era comodo per tanti residenti, in centro e non, darsi appuntamento lì, specie quando si poteva usufruire di un parcheggio. Cosa accadrà ora? Nel momento della tristezza consoliamoci con il fatto che nel giorno della chiusura, in via Settevalli è stato il primo giorno di un grande magazzino che commercializza prodotti di alta tecnologia, tv, cellulari. C’era una fila lunghissima con la speranza di fare ottimi affari, e sarebbe bello vedere anche solo uno spicchio di quella gente, fra poche settimane e magari dopo un restyling, alla riapertura del Nuovo Turreno. Perché è impensabile che quel posto non debba tornare a vivere di luce propria.

