di F.M.
E’ iniziata giovedì mattina davanti al gip di Perugia Alberto Avenoso l’udienza preliminare per l’operazione antidroga denominata White City che portò dietro le sbarre nove persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’operazione, messa a segno dai carabinieri di Terni, erano stati recuperati un chilo e mezzo di cocaina e 35 chili di marijuana.
Traffico droga Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Perugia Giuliano Mignini, avevano ricostruito un canale di rifornimento di droga, soprattutto cocaina che dall’Albania passava per Roma e arrivava in Umbria.
Revoca misure cautelari Giovedì mattina davanti al gip Alberto Avenoso gli avvocati Francesco Mattiangeli, Massimo Carignani, David Rossi, Arnaldo Sebastiani chiesto la revoca delle misure cautelari per i loro assistiti. Delle 18 persone arrestate fra l’agosto del 2011 e il febbraio 2012, due erano ancora in carcere e sei agli arresti domiciliari. Per loro resta l’obbligo di firma presso i carabinieri.
L’indagine L’operazione aveva avuto origine alla fine del 2009 ed era andata avanti con l’utilizzo di tecniche investigative classiche quali utilizzo di fonti confidenziali e servizi di pedinamento ma anche intercettazioni telefoniche e ambientali. Dall’indagine è emersa una organizzazione dedita al traffico di cocaina ben strutturata e ramificata, composta da soggetti dall’elevato spessore criminale, per la maggior parte gravati da precedenti penali per reati di droga, che avevano fatto dello spaccio di stupefacenti la loro esclusiva attività.
I gerarchi Ai gradini più alti dell’associazione c’erano vari cittadini albanesi, che avevano alle dipendenze altri albanesi e alcuni italiani: la droga giungeva infatti dal canale romano per esser distribuita ai vari affiliati, i quali a loro volta lo redistruibuivano ai piccoli spacciatori, per poi recuperare i proventi della vendita e così organizzare un nuovo rifornimento. Lo stupefacente giunto e sequestrato a Terni proveniva per la maggior parte dall’Albania, attraverso fornitori romani connazionali dei cittadini albanesi arrestati, ma sono emersi anche contatti con connazionali in Olanda e Spagna.

