Gli investigatori della procura di Perugia sperano che il telefono trovato nei giorni scorsi lungo il Tevere possa contenere la prova decisiva sull’omicidio di Hekuran Cumani, il giovane ucciso tre settimane fa nel piazzale dell’università. Secondo quanto riportato dalla giornalista Francesca Marruco sul Corriere dell’Umbria, nello smartphone gli inquirenti cercano in particolare un messaggio vocale che, stando a quanto riferito da un amico del presunto autore del delitto, conterrebbe la confessione.
Lo smartphone è stato recuperato dagli inquirenti, con il supporto dei ricercatori, nell’area indicata da Yassin Amri, ventunenne sospettato di aver colpito Cumani il 18 ottobre scorso. Nello stesso tratto del Tevere, a Ponte San Giovanni, i sommozzatori hanno rinvenuto in acqua un coltello serramanico con lama aperta di circa otto centimetri. Secondo gli investigatori, potrebbe trattarsi della stessa arma con cui la vittima sarebbe stata colpita al petto, fino a raggiungere il cuore. L’arma, riferiscono gli inquirenti, appare compatibile con le descrizioni fornite dai testimoni presenti sulla scena del crimine.
Gli accertamenti tecnico-scientifici disposti dalla procura dovranno ora verificare eventuali tracce di Dna della vittima sul coltello e sullo smartphone. Durante l’interrogatorio di garanzia, Amri ha ammesso di essersi sbarazzato del telefono per paura dopo l’accaduto, indicando il punto del ritrovamento, ma non ha fornito informazioni sul coltello. Il giovane continua a professarsi innocente.
La nuova scoperta, fanno sapere gli investigatori, non modifica la strategia difensiva: l’avvocato Vincenzo Bochicchio conferma che discuterà il ricorso contro l’arresto davanti al tribunale del Riesame, sottolineando come gli indizi finora raccolti non sarebbero sufficientemente gravi da giustificare la detenzione del suo assistito. L’udienza è fissata per il 18 novembre.
