Carabinieri del Noe( foto archivio Troccoli)

di Francesca Marruco

Oltre 10 mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi smaltiti in maniera illecita e pericolosa per l’ambiente e la salute dell’uomo in quattro anni. Il gip che ha disposto il sequestro di 77 ettari di terreno tra Bosco e Ponte Valleceppi parla di «vero e proprio sistema di gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi» derivanti dalla lavorazione della Distilleria Di Lorenzo.

Indagine del Noe Sono stati i carabinieri del Noe di Perugia diretti dal capitano Schienalunga ad individuare, indagare e sequestrare un terreno di proprietà della distilleria Di Lorenzo di Ponte Valleceppi destinato allo stoccaggio, che secondo le risultanze investigative è stato realizzato abusivamente per stoccare fanghi di depurazione e borlande (ovvero il residuo della distillazione dei mosti alcolici fermentati) e un altro di  70 ettari di proprietà di un’azienda agricola nella zona di Bosco utilizzato come discarica su cui, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, venivano smaltiti illecitamente i rifiuti stoccati.

Rifiuti smaltiti illecitamente per risparmiare Il gip Alberto Avenoso che ha disposto il sequestro preventivo su richiesta del pubblico ministero della Dda Giuliano Mignini, scrive che i residui di lavorazione delle Distillerie G. Di Lorenzo, «appaiono essere gestiti ricorrendo a stratagemmi e artifizi vari finalizzati ad eludere i controlli perché impossibili da gestire nel rispetto della normativa vigente senza sostenere enormi oneri». Le Distillerie sono in possesso dell’autorizzazione regionale per lo smaltimento dei rifiuti, ma per il giudice, il terreno in cui vengono portate le borlande «consente di utilizzare 1/10 dei fanghi effettivamente prodotti».

2000 tonnellate l’anno E’ lo stesso giudice, richiamando l’informativa del Noe, a sostenere che ogni anno dalle distillerie si producono residui solidi e liquidi, circa 2000 tonnellate tra fanghi e borlande. E la stessa distilleria, per poter smaltire diversamente alcuni rifiuti li qualifica come borlande, utilizzabili quindi come fertilizzanti per il terreno. Ma per il gip l’attribuzione di borlande è puramente «di comodo» e serve a «supportare un vero e proprio sistema di smaltimento abusivo dei residui, che devono essere considerati al pari dei fanghi». «Da una stima per difetto – si legge nel decreto di sequestro preventivo – si ritiene che annualmente la ditta omette di documentare la produzione di circa 900 metri cubi di fanghi e gestisce abusivamente come borlande circa 1200 metri cubi».

Fertilizzanti anche se non servivano Per il gip dunque, rispettare tutte le normative  «avrebbe obbligato le aziende coinvolte a dimostrare che l’utilizzo di tali sostanze era finalizzato allo scopo di migliorare le caratteristiche del terreno e la sua fertilità per finalità agricole, procedendo ad un oculato utilizzo». La norma prevede infatti che i terreni fertilizzati con borlande non ne ricevano per almeno tre anni. Invece al terreno di Bosco i fertilizzanti arrivavano in continuazione.

Rischi concreti Queste «modalità di gestione attestano la volontà di eludere i controlli per disfarsi agevolmente ed economicamente di quanto residuato dalla produzione, mediante un facile ed economico sistema di smaltimento massiccio ed indiscriminato con notevoli concentrazioni di sostanze contaminanti su limitate superfici di terreno tale da comportare concreti rischi di danno ambientale e alla salute umana».

l'avvocato Francesco Falcinelli

Indagati e reati A finire nel registro degli indagati sono stati i legali rappresentanti delle due ditte, Irma Di Sarno per le Distillerie G. Di Lorenzo e Giuseppe Baldelli Migliosi per i terreni di sua proprietà.  Entrambi sono accusati di traffico illecito di rifiuti: secondo il capo d’imputazione nel periodo che va dal 2006 al 2010 avrebbero smaltite abusivamente 6000 tonnellate di rifiuti speciali a cui hanno falsamente attribuito la qualifica di borlande e altre 4500 di tonnellate di fanghi derivanti dall’impianto di depurazione aziendale. Ancora ad entrambi è contestato il reato di realizzazione di discarica abusiva. Solo per la Di Sarno invece le accuse di violazioni in materia di emissioni in atmosfera e abusivismo edilizio. Per la prima, secondo l’accusa, avrebbe omesso di registrare il combustibile usato per l’alimentazione delle caldaie nelle campagne vinicole 2008/2009 e 2009/2010. Per l’abuso edilizio invece l’ipotesi di reato riguarda la realizzazione di un piazzale di circa 800 mp quale ampliamento di un piazzale già riscontrato come abusivo di altri 6000 metri quadri.

La difesa pronta a chiedere il dissequestro Le Distillerie, per bocca del difensore Francesco Falcinelli, hanno già annunciato l’intenzione di ricorrere al riesame per chiedere il dissequestro dell’area. Le distillerie «evidenziano l’assoluta correttezza dei procedimenti di lavorazione e l’osservanza delle prescrizioni di settore».

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