Agenti al lavoro (Foto Fabrizio Troccoli)

di Francesca Marruco

«Forniva informazioni in merito alle operazioni di Polizia di Stato e reperiva appartamenti nei quali fare alloggiare e prostituire varie ragazze» . Per questo un poliziotto della questura di Perugia è a processo per sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e rivelazione di segreto d’ufficio . Martedì mattina davanti al tribunale in composizione collegiale di Perugia è iniziato il processo che lo vede imputato insieme ad altre tre persone, una quarta indagata, è deceduta.

Prima udienza Nell’udienza di martedì davanti ai giudici Noviello, Volpe e Cataldo, sono state ammesse le fonti di prova e sono state fissate le prossime udienze in cui si conferirà l’incarico ad un perito che dovrà trascrivere le tantissime telefonate finite agli atti dell’indagine fatta nel 2004 dalla squadra mobile della questura di Perugia e coordinata dal pm Giuseppe Petrazzini. Furono infatti  i colleghi dell’imputato a dover indagare su di lui.

In servizio dopo cinque anni I fatti per cui oggi l’uomo difeso dall’avvocato Alessandro Vesi  è a processo sarebbero accaduti tra il febbraio e il settembre del 2004, fin quando cioè non venne sospeso dal suo incarico all’interno della polizia. E’ tornato in servizio con un altro incarico, non investigativo, dopo cinque anni di sospensione, come previsto in casi del genere.

Le accuse Per il giudice Massimo Ricciarelli che il 26 ottobre del 2009 li rinviò a giudizio, il poliziotto avrebbe aiutato «nel reperimento di appartamenti nei quali far alloggiare e prostituire le varie ragazze». Avrebbe «omesso quanto da esso dovuto, quale appartenente della polizia di Stato, per far cessare l’attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione» messa in atto dal complice.

E le omissioni Sempre secondo quanto scrive il giudice avrebbe «fornito informazioni in merito alle operazioni della polizia di Stato così da renderlo edotto ( un coimputato, ndr)sulle attività di repressione dello sfruttamento». Inoltre per il gup avrebbe anche coadiuvato il complice «presentando clienti alle prostitute accompagnandole negli incontri, nell’indicare a costoro come comportarsi quando venivano contattate dai clienti stessi, nel percepire gli utili per tali attività e da quella di prostituzione vera e propria».

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