Questioni procedurali legate a difetti di notifica hanno fatto aprire e subito rinviare al 28 novembre il processo Quarto passo sulle presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta in Umbria che nel dicembre 2014 ha scardinato la filiale umbra del clan di Cirò e Cirò Marina. Con accuse diverse, a vario titolo, che vanno dall’associazione di stampo mafioso, truffa, furti, traffico di droga, ricettazione e violazione della normativa sul diritto d’autore sono imputate 57 persone.
Il collegio dei giudici Il dubbio maggiore è legato alla composizione del collegio giudicante: Nicla Restivo, destinata al tribunale di sorveglianza di Spoleto, non sarà il presidente. In più il collega Francesco Loschi ha già informato la presidenza di aver partecipato – come uditore giudiziario – ad una camera di consiglio del Riesame. Saputo questo, stamani in aula, alcuni avvocati difensori hanno già anticipato che verrà promossa istanza di ricusazione.
New York Times e Roberto Saviano Allo stato il processo più importante in piedi a Perugia, innescato dall’inchiesta dei carabinieri del Ros subito dopo Mafia Capitale, non ha un collegio. Eppure dell’indagine hanno parlato, tra gli altri, il New York Times e il giornalista-scrittore Roberto Saviano.
Libera contro le mafie Stamani in tribunale erano presenti alcuni rappresentanti dell’associazione Libera contro le mafie (presidente è don Luigi Ciotti). L’avvocato Vincenza Rando ha già anticipato la richiesta di costituzione di parte civile che, a questo punto, avverrà tra quattro mesi e mezzo, nella speranza che per quella data sia stato composto il collegio e che tutte le notifiche siano andate in porto. Spiega in una nota l’avvocato Nicola Di Mario, incaricato dalla Giunta regionale per essere rappresentata in aula: «Le gravi imputazioni elevate dalla Procura della Repubblica di Perugia, con particolare riferimento a quelle di associazione per delinquere comune e di stampo mafioso, risultando lesive della sicurezza urbana, del regolare andamento della vita sociale ed economica del territorio, legittimano l’intervento in giudizio dell’ente pubblico poiché la tutela degli interessi offesi rientra tra le finalità statutarie e legali della Regione».
