
di Ivano Porfiri
Incastrati da vernice verde e dalla prontezza di chi ha annotato parte del numero di targa. Pochi indizi che hanno portato i carabinieri dell’aliquota polizia giudiziaria e e quelli della stazione di Perugia ad arrestare tre dei cinque accusati di aver depredato la villa di Walter Alfredo Novellino, il 4 agosto scorso, mentre l’allenatore era al Curi per una partita di beneficenza.
Il colpo Era la sera di giovedì 4 agosto quando al Curi si giocava il Memorial Caporali che vedeva impegnate Perugia, Gubbio e Livorno. Tra i protagonisti l’allenatore dei toscani, quel Novellino che a Perugia ha lasciato il cuore e dove si rifugia quando può. L’amara sorpresa per il mister viene a fine gara: la moglie di Novellino torna a casa e la trova depredata. I ladri, attraverso l’effrazione di una finestra protetta da grate blindate e la disattivazione dell’antifurto, erano entrati nella villa di Lacugnano e, oltre a scassinare una cassaforte a muro, avevano portato via un armadio corazzato del peso di oltre 350 kg. Il valore dei beni rubati (gioielli, orologi e medaglie sportive in oro) ammontava a 400 mila euro non coperti d’assicurazione. La notizia ha suscitato grande choc in città.
Le indagini I carabinieri hanno impiegato diversi mesi per venire a capo della situazione, come è stato spiegato nel corso di una conferenza stampa al comando provinciale dal tenente colonnello Giovanni Mele, comandante del nucleo di polizia giudiziaria, dal maggiore Giovanni Cuccurullo, comandante della compagnia di Perugia e dal luogotenente Lorenzo Antoniello, comandante della stazione di Perugia. «Sono dei professionisti dei furti – è stato detto – e si sono mossi in modo di far perdere le proprie tracce in zona».
I particolari decisivi La banda, però, rapida e precisa nel colpire ha lasciato dietro di sé alcune tracce decisive per la cattura. Due, in particolare. La prima è che alcuni testimoni hanno notato un’auto la sera del furto, riuscendo a memorizzare parte della targa e il modello: era una Citroen Picasso grigia. Il secondo sono alcuni frammenti di vernice verde che si sono staccati dalla cassaforte lasciati sul vialetto di casa Novellino.
La ricerca dell’auto Dalle due cose i carabinieri si sono mossi per rintracciare l’auto, facendo una scrematura dei veicoli compatibili per modello a quel parziale numero di targa. E’ così che sono giunti a una Picasso presa a noleggio poco prima del furto all’Avis di Grosseto. Quando si sono presentati lì, i militari sono stati dirottati a Civitavecchia, in un concessionario dove l’auto era stata venduta. Trovata, i carabinieri l’hanno trasportata nel laboratorio di analisi perugino del professor Aldo Romani dell’università di Perugia: sul paraurti c’erano tracce della stessa vernice di quella del vialetto.
Gli arresti Da questo dettaglio i militari sono risaliti alla dona che aveva noleggiato l’auto: una italiana di origini rom. Iniziata un’attività di indagine classica, i carabinieri hanno identificato in cinque persone della stessa famiglia i responsabili del furto. Grazie a questo, la procura ha chiesto e ottenuto dal gip Alberto Avenoso cinque ordinanze di custodia cautelare (di cui 3 in carcere, una ai domiciliari e una con obbligo di dimora). Così sono scattati gli arresti: in manette sono finiti A.M. di 30 anni, A.S. di 34 anni (entrambi in carcere) e F.P. donna di 29 anni ai domiciliari. Sono tuttora ricercati, invece, C.C. di 35 anni e la moglie A.M. di 36. Tutti sono residenti a Grosseto e tutti sono gravati da numerosi precedenti.
Il basista? Le indagini hanno fatto emergere che la banda, prima di agire, aveva alloggiato per alcuni giorni al Lago Trasimeno lasciando falsi nomi. I carabinieri lavorano, però, per capire come sia stato scelto l’obiettivo: è palese che il gruppo sapesse della partita e avesse preparato bene il colpo. Ciò che si vuole capire è se ci sia stato un basista, qualcuno a Perugia che ha indicato loro la vittima e scandito i tempi del furto.
Novellino: «Grazie all’Arma» Soddisfatto mister Novellino. «Esprimo una apprezzamento a nome mio e della mia famiglia – dice – per il brillante risultato conseguito dagli investigatori, in particolare ringrazio l’Arma dei carabinieri perché so quanto impegno e professionalità hanno impiegato in questa operazione. Purtroppo – aggiunge – di tutto quello che mi è stato sottratto non è stato recuperato nulla però intendo perseguire per via legale i responsabili. Mi costituirò parte civile – conclude il mister – e chiederò che mi sia restituita la somma che devolverò in beneficenza».
