Il tribunale penale di Perugia (Foto F. Troccoli)

di Enzo Beretta

È stato condannato a un anno e mezzo di carcere, oltre al pagamento delle spese legali, il 44enne napoletano accusato di una serie di episodi di violenza, lesioni personali e minacce ai danni di due donne, una delle quali disabile affetta da sclerosi multipla. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Giuseppe Narducci del tribunale di Perugia che ha assolto l’imputato dalla contestazione di molestia o disturbo alle persone. 

I fatti La vicenda risale all’estate del 2022 quando – secondo la ricostruzione della Procura – l’uomo avrebbe avuto atteggiamenti aggressivi e minacciosi nei confronti della titolare del bar in provincia di Perugia e di sua madre. In particolare nel locale, «sotto l’effetto di sostanze alcoliche», avrebbe iniziato a insultarla con parole irripetibili, prendendola di mira per la sua condizione fisica. La vittima, «portatrice di disabilità, in quanto affetta da sclerosi multipla», sarebbe stata colpita con uno schiaffo, «afferrata per le spalle e scossa con forza», riportando lesioni tali da rendere necessario il ricorso alle cure ospedaliere. Nel tentativo di difendere la figlia era intervenuta la madre che, durante la colluttazione, sarebbe stata spinta a terra, riportando la «frattura della base del quinto metatarso destro» e una «contusione della regione lombare a destra», con una prognosi complessiva di 35 giorni.

Minacce L’imputato rispondeva anche del reato di minaccia per aver detto alle due donne (parti civili attraverso l’avvocato Delfo Berretti) che «prima o poi avrebbe dato fuoco al bar», espressioni che – secondo la ricostruzione dell’accusa – avrebbero contribuito a generare un clima di forte tensione. 

Assolto Gli inquirenti avevano inoltre ipotizzato la contestazione del reato di molestie e disturbo alle persone sostenendo che l’uomo avesse inviato quindici messaggi WhatsApp alla vittima «con petulanza e senza alcun motivo apparente», fingendosi un rappresentante di commercio di nome Sergio e arrivando persino a proporre una somma di denaro «quale ricompensa per porre in essere condotte lesive» nei suoi confronti. Su questo punto, tuttavia, il giudice ha pronunciato l’assoluzione.

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