Il Tribunale di Perugia (©️Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

Il tribunale di Perugia ha condannato a tre anni e tre mesi di carcere un finanziere 57enne, originario di Crotone, ritenuto colpevole di maltrattamenti nei confronti della moglie e della figlia. La sentenza prevede anche cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva a titolo di risarcimento nei confronti delle due parti civili. L’ammontare complessivo del risarcimento danni sarà stabilito in sede civile. L’uomo, attualmente sospeso dal servizio, era già destinatario di un provvedimento di divieto di avvicinamento alle vittime. Le indagini della Procura di Perugia hanno ricostruito un quadro di presunti abusi e violenze durato anni, caratterizzato – come si legge negli atti – da minacce, aggressioni fisiche e umiliazioni continue. La moglie era bersaglio di insulti, lanci di oggetti e minacce di morte, tra cui episodi in cui il finanziere le avrebbe puntato alla gola cacciaviti e taglierini.

In aula In uno dei momenti più drammatici l’uomo avrebbe gettato alcol addosso alla moglie e alla figlia, minacciando di dar loro fuoco perché erano uscite in strada a chiedere aiuto. In un’altra occasione aveva tentato di colpire la coniuge con un vaso di ceramica, ferendo la figlia intervenuta per proteggerla. Le donne sono state costrette a subire continue vessazioni, tra cui sputi, percosse e minacce come: «Ti rovino», «Ti odio», «Prima che te ne vai ti devo sfregiare il viso come Gessica Notaro». L’incubo – nella ricostruzione accusatoria – si è interrotto solo quando alcuni familiari hanno chiesto aiuto per loro, permettendo il trasferimento in un centro antiviolenza. Nel frattempo, all’imputato era stato notificato un divieto di avvicinamento. L’uomo, che nel 2022 ha patteggiato una pena per abuso d’ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici, ha affrontato il processo assistito dall’avvocato Gianni Dionigi, mentre la moglie e la figlia si sono costituite parte civile con la legale Sara Pasquino. Con la sentenza di condanna si chiude il processo penale ma la quantificazione definitiva del risarcimento sarà determinata in sede civile.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.