Luminaria di San Costanzo

Si è svolta nel pomeriggio del 28 gennaio, vigilia della solennità di san Costanzo, vescovo e martire, patrono della città di Perugia e dell’Archidiocesi, la tradizionale processione della “Luminaria”, risalente al XIV secolo, dall’abbazia benedettina di San Pietro alla Basilica dedicata al Patrono, dove sono custodite le sue reliquie. Con il sindaco Wladimiro Boccali, accompagnato degli assessori Ilio Liberarti e Giuseppe Lomurno, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, il parroco di San Costanzo mons. Pietro Ortica ed il priore della comunità benedettina don Martino Siciliani, hanno partecipato alla processione numerosi fedeli perugini ed una folta delegazione di devoti croati provenienti dall’isola di Murter, guidata dal parroco di Jezera don Tuna, dove il santo patrono del capoluogo umbro è molto venerato.
San Costanzo ci riporta alle origini del cristianesimo A conclusione della celebrazione dei Vespri nella basilica di San Costanzo tenutasi al termine della “Luminaria”, mons. Bassetti, salutando gli amici croati e rivolgendosi al sindaco Boccali, ha detto: «la santità del nostro Patrono si estende sui popoli slavi, nell’Europa dell’Est, e con essa la civiltà e cultura della nostra Perugia». Nell’omelia, che è anche il messaggio augurale alla città e all’Archidiocesi del presule perugino per la ricorrenza del santo Patrono, mons. Bassetti ha ricordato il martirio di san Costanzo, che «ci riporta quasi alle origini stesse del cristianesimo, al 150 dopo Cristo – ha evidenziato –. Ciò significa che, a metà del II secolo c’era già una piccola comunità cristiana in Perugia. Costanzo è l’evangelizzatore di Perugia e di gran parte dell’Umbria. L’orazione di questa celebrazione molto partecipata ci esorta ad essere “forti nella professione della fede”, perché con “le parole” e le “opere” possiamo proclamare “la verità” e testimoniare la beatitudine di coloro che si affidano a Cristo. Costanzo fu un vero apostolo, pieno di Spirito Santo, che seppe portare ai poveri il lieto annunzio della salvezza, che non esitò a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà agli schiavi e a diffondere l’amore misericordioso del Signore. Fu annunciatore autentico del Vangelo e proclamò ai nostri padri le meraviglie del Regno di Dio. Fece conoscere ai suoi contemporanei la bontà del Padre e fecondò col suo sangue questa nostra Chiesa, che ancora oggi vuol portare agli uomini e alle donne del nostro tempo la vita buona del Vangelo. Costanzo si affidò totalmente a Cristo “roccia” della nostra salvezza ed osservando i suoi comandamenti seppe rimanere nel suo amore».

Un momento della processione

Il vescovo, affidatevi a Cristo Nel rivolgersi ai fedeli presenti nella basilica di San Costanzo, l’arcivescovo ha detto: «affidiamoci anche noi a questa roccia, Cristo, che il sole non sgretola, che l’acqua non smuove e che il vento non corrode. Una roccia, che è la base del nostro vivere comune e che da senso alla nostra esistenza. Soprattutto in questo periodo in cui la vita delle persone e delle famiglie appare sempre più precaria e priva di prospettive e di speranze per il futuro. Ma sono soprattutto le fasce più deboli che destano preoccupazione: gli anziani e i giovani. Penso a tutti gli anziani della nostra comunità spesso soli e messi al margine, perché non considerati più utili e costretti a vivere in quartieri della città che in questi ultimi tempi hanno avuto cambiamenti rapidi e profondi. Questo provoca isolamento ed anche diffidenza nei confronti di qualunque persona che possa bussare alla loro porta. D’altra parte, per chi si è fidato non sono mancate avventure spiacevoli, di cui anche le cronache del giornali hanno parlato. Penso anche ai giovani che da troppo tempo stanno crescendo in un clima familiare e sociale che li spinge a confondere la vera libertà, con un surrogato di libertà individuale che sfocia, spesso, in comportamenti sfrontati e senza regole».
Ai giovani: siate onesti e responsabili Proprio ai giovani, con i quali mons. Bassetti ha subito instaurato un proficuo dialogo arrivando a Perugia il 4 ottobre 2009, ha dedicato un passaggio significativo della sua omelia: «Cari ragazzi, libertà non significa fare quello che mi pare e mi piace. Non può esserci vera libertà senza la scelta di un comportamento onesto e responsabile. Qualche tempo fa circolava uno spot pubblicitario che diceva: “tutto gira attorno a te”. Si tratta di una vera illusione, perché questo messaggio si traduce, essenzialmente, in due modi di essere che ci allontanano da Dio, la vera fonte delle nostra libertà e dei nostri simili: l’individualismo esasperato e l’egoismo sociale, con un conseguente vuoto di valori ed un incessante rifugio nei piaceri del mondo (potere, sesso, denari). Un modo d’essere che è senza radici e futuro, perché tutto passa, si consuma e finisce. Solo ciò che è costruito sulla solida roccia della fede e dell’amore e della ragione, è destinato a restare».
Le origini di Perugia «Purtroppo – ha proseguito mons. Bassetti –, è amaro dover riconoscere che abbiamo smarrito il senso della nostra esistenza e delle nostre radici. Le radici di Perugia sono antiche, profonde e nobili. Si chiamano Costanzo, Ercolano, Lorenzo, Francesco, Bernardino e tanti altri uomini e donne come loro. E queste sono radici comuni a tutti i cittadini di ogni ceto, razza e credo religioso. Radici che tengono assieme la storia laica del Comune e quella spirituale della Chiesa, a partire proprio dai suoi santi Patroni, che hanno amato questa città, l’hanno saputa difendere e proteggere e sono morti per essa testimoniando senza tentennamenti, come San Costanzo, quale era il fulcro di questo amore: la fede in Cristo, morto e risorto. Oggi soprattutto, nell’incombere di questa crisi economica e di valori, mentre tante nostre sicurezze vengono messe in discussione, si impone il ritorno alle nostre comuni radici. Occorrono dei rinnovati gesti di solidarietà che producano un dialogo costruttivo fra i figli di questa nostra terra e coloro che provenendo da Paesi lontani hanno culture e abitudini diverse dalle nostre. Come pure occorrono concrete azioni di aiuto verso chi si trova in necessità e particolarmente nei confronti dei nuovi poveri in costante aumento. Ma assieme ad ogni azione concreta di carità per tutti i credenti è necessario poggiare sulle armi della fede e della preghiera incessante».

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