di MA.T.
Portato a segno il colpo il rapinatore si allontana dalla banca e sale su un furgone direzione Fontivegge. All’inizio si è pensato che l’autista del furgone, fermato alla stazione ferroviaria perugina poco dopo la segnalazione, fosse anche lui vittima, ovvero costretto a far salire il rapinatore sotto la minaccia di un taglierino. Ma gli accertamenti compiuti dai poliziotti hanno confermato il suo ruolo nel piano criminale.
I particolari Alle ore 12.05 del 3 febbraio, dalla sala operativa della questura viene diramata una nota di ricerca di un furgone bianco a bordo del quale si è allontanato un uomo che aveva appena rapinato l’Unicredit di Via della Pallotta, a Perugia. Secondo quanto riferito dalla nota, il rapinatore aveva anche sequestrato l’autista del furgone.
Le bugie dell’autista Il furgone è stato individuato dopo poco dagli agenti, alla stazione di Fontivegge. A bordo c’è l’autista, Luca Donazzolo, venticinquenne di Albano Laziale. Agli agenti ha riferito che, poco prima, un uomo armato di taglierino gli si era infilato a bordo del mezzo e lo aveva costretto ad accompagnarlo fino alla stazione dove poi era sceso.
Segni nel furgone Nell’abitacolo, sottoposto ad immediata perquisizione, sono state trovati e sequestrati numerosi oggetti pertinenti alla rapina; un taglierino di colore fuxia, una sciarpa di pile di colore nero, un giaccone telato di colore beige, un paio di calze di cotone sulle quali erano stati praticati due fori (usate a mo’ di guanti), una cuffia di lana di colore scuro, uno scontrino di acquisto per l’importo di 1,29 euro, presso un supermercato di questa Via Manzoni.
Le indagini Le immagini relative alla rapina hanno consentito di vedere chiaramente che il rapinatore indossava un giubbotto beige, una sciarpa scura ed un berretto di colore scuro, perfettamente compatibili con gli indumenti rinvenuti all’interno del furgone. Sono stati ascoltati per sommarie informazioni i dipendenti della filiale Unicredit rapinata, i quali hanno riferito agli inquirenti d’aver inseguito all’esterno della banca e tentato di bloccare il rapinatore che si era impossessato del denaro, così da vederlo fuggire a bordo del furgone la cui targa veniva nel frattempo segnalata da una persona che aveva assistito a tutta la scena e che aveva contemporaneamente avvisato il 113.
Le responsabilità dell’autista Donazzolo, nel frattempo ha formalizzato denuncia per quanto, a suo dire, gli era accaduto.
Il contenuto delle dichiarazioni, però,ha messo in luce da subito alcune contraddizioni. In particolare il racconto del modo con il quale il rapinatore si era infilato nella cabina del furgone non corrispondeva con quello dei testimoni. Inoltre Donazzolo – secondo quanto riferito dagli inquirenti -, nel ricostruire il viaggio e la giornata, non ha riferito nulla in merito alla deviazione fatta a Ponte San Giovanni dove, come risulta ai poliziotti da una delle bolle di consegna della ditta di latticini per cui lavorava, aveva effettuato una consegna presso il supermercato ed era stato visto da testimoni in compagnia di una seconda persona dall’aspetto perfettamente compatibile con quello del rapinatore.
Gli approfondimenti Inoltre, i testimoni avrebbero riferito che il «compare» di Donazzolo gli si sarebbe rivolto commentando, con tono di scherno, le numerose manovre che quest’ultimo, alla guida del furgone, stava effettuando per parcheggiare. Nella stessa circostanza, Donazzolo avrebbe anche acquistato il taglierino successivamente usato dal rapinatore per la rapina e sequestrato all’interno della cabina di guida del furgone. Nel corso della perquisizione, è stato anche rinvenuto lo scontrino fiscale relativo all’acquisto del taglierino, mentre i taglierini in vendita presso quel supermercato sono identici a quello sequestrato, utilizzato per commettere la rapina. Quindi Donazzolo è stato indagato per concorso in rapina.
L’individuazione e l’arresto dell’autore materiale Dai controlli al telefono cellulare dell’autista emerge un messaggio proveniente da un numero registrato in rubrica come «mamma», con la frase: «Siete arrivati?».
La preoccupazione della donna per la sorte d’entrambi, ha portato gli agenti a ipotizzare che fosse informata del fatto che il figlio viaggiasse con un’altra persona e che quest’ultima potesse non essere persona del tutto estranea anche al nucleo familiare.
Nel frattempo sono stati presi contatti telefonici con la ditta proprietaria del furgone apprendendo così che Donazzolo era partito in compagnia di un ragazzo non meglio conosciuto, di nome Piergiorgio.
La conferma Dai controlli incrociati tra gli archivi di Polizia e la rubrica telefonica di Donazzolo è emerso un soggetto, appunto Piegiorgio Pirro, che è stato sottoposto ad alcuni testimoni. L’accertamento ha dato esito positivo: i testimoni l’hanno riconosciuto. Il pm Mario Formisano ha formulato la richiesta di custodia cautelare in carcere per il Pirrò, che è stata emessa dal gip Luca Semeraro, eseguita nella mattinata di martedì dalla quarta sezione Antirapina della squadra mobile di Perugia con l’ausilio dei poliziotti della Squadra Mobile di Latina.

