di Daniele Bovi
Che la vicenda sia politicamente molto delicata lo testimonia l’ordine dato a tutti i partecipanti di tacere. Sabato a Perugia la maggioranza che appoggia il sindaco Andrea Romizi si è riunita due volte per discutere dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Umbria; sul tavolo le parole degli arrestati che hanno tirato in ballo il nome del presidente del consiglio comunale Nilo Arcudi, non indagato così come gli altri politici citati. In mattinata i capigruppo di maggioranza si sono visti nella sala Rossa di Palazzo dei Priori insieme agli assessori e al sindaco che lunedì, come chiesto anche dai gruppi del centrosinistra, riferirà in aula in apertura di seduta.
Posizioni diverse Il secondo round c’è stato alle 18 a Ponte San Giovanni, nella sede di Forza Italia, stavolta con Arcudi mentre il sindaco non c’era. Al tavolo Francesco Vignaroli di Progetto Perugia, Michele Nannarone per Fdi, Francesca Renda per Blu, Francesco Cagnoli per FI e Massimo Pici per Perugia civica, la lista in cui sono stati eletti il poliziotto del Siulp e Arcudi. Proprio Pici è stato il più duro spiegando che Arcudi deve lasciare la presidenza dell’assemblea. In scia Forza Italia anche se dentro il partito i punti di vista sono differenti e c’è chi pensa che aprire un fronte ora non sia consigliabile; quel che è certo è che la vicenda si presta a possibili strumentalizzazioni da parte di quelli che vorrebbero sostituirsi ad Arcudi.
Un mese Quanto al resto della vasta coalizione che sostiene il sindaco, le posizioni all’interno della maggioranza sono differenti e una sintesi non c’è. Fratelli d’Italia vuole capire che piega prenderanno le indagini e resta in attesa di capire, mentre la Lega pur non mettendo nel mirino Arcudi ha spiegato che per i suoi consiglieri non votare un’eventuale mozione di sfiducia sarebbe difficile. Linea garantista infine per Progetto Perugia e Blu. Una possibile soluzione che si è fatta avanti potrebbe essere quella di valutare tra un mese la situazione, quando a quel punto si potrebbe prendere in considerazione anche un’uscita di Arcudi. Quel che è certo è che da lunedì la vicenda esce dal chiuso delle riunioni ed entra nel consiglio comunale.
L’associazione Perugia Civica, attraverso una nota stampa prende le distanze dalle dichiarazioni dei Pici: «In questi mesi – è scritto in riferimento alle sue dichiarazioni – non una posizione è stata espressa per rappresentare politicamente Perugia Civica a parte le inconsulte dichiarazioni di ieri, forse già immaginando di subentrare ad Arcudi, che non rappresentano in nessun modo il pensiero di Perugia Civica. Precisiamo che Pici rappresenta solo se stesso e non Perugia Civica. Come Perugia Civica esprimiamo piena solidarietà a Nilo Arcudi che è sottoposto ad una indegna gogna mediatica nonostante sia totalmente estraneo all’inchiesta come più volte affermato dal Procuratore Gratteri e dal Questore Messina. Avvieremo fin da subito la procedura del collegio dei Probiviri per assumere le immediate definitive scelte nei confronti del consigliere Pici rispetto alla sua appartenenza a Perugia Civica.
Un movimento riformista come Perugia Civica non puo’ arroccarsi su posizioni ingiustificate di giustizialismo ben lontane dal vero spirito, fintamente proclamato da Pici, della democrazia».
Twitter @DanieleBovi
