di Enzo Beretta

Sono quattordici i colpi di pistola esplosi durante la notte tra mercoledì e giovedì a Ponte Felcino dai due carabinieri e dalla guardia giurata che hanno tentato di fermare la folle corsa del commando di ladri che aveva svaligiato la tabaccheria di via Messina. Sette volte hanno sparato i due militari dell’Arma – secondo i colpi rimasti in canna nella pistola di servizio – i colpi rimanenti sono stati tirati dal metronotte.

IL CADAVERE NELL’AUTO: VIDEO – FOTOGALLERY

Ogiva deformata L’autopsia svolta stamani dal medico legale Sergio Scalise Pantuso ha confermato che a provocare la morte di Eduart Kozi è stato il proiettile conficcato nella nuca dell’albanese ma l’ogiva estratta alla presenza del consulente di parte Walter Patumi risulta deformata. Potrebbe essere stata deviata la traiettoria di tiro ma per questo e altri accertamenti servono altri accertamenti di cui forse si occuperanno gli specialisti del Raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri.

CONTROLLI RAFFORZATI E PIÙ TELECAMERE

Le pistole Beretta e la Glock Da quale pistola è partito il colpo fatale che ha ucciso il 50enne albanese quando ancora indossava il passamontagna? E’ stato sempre lo stesso proiettile a sfondare il lunotto? Non sarà semplicissimo capirlo, quanto meno nell’immediatezza, poiché dovranno essere portati avanti una serie di esami balistici. Due le armi che hanno aperto il fuoco contro i banditi in fuga con le sigarette e i gratta e vinci: i carabinieri della Compagnia di Perugia impugnavano una pistola Beretta Sb calibro 9×19 mentre il vigilante stringeva tra le dita una Glock calibro 9×21.

VIDEO: TESTIMONE, TROVATO CADAVERE E CHIAMATO 113

Scena del crimine alterata La scena del crimine – si apprende – presenta però qualche alterazione. Sembrerebbe, infatti, che all’esito della sparatoria alcuni bossoli siano stati raccolti personalmente dalla guardia giurata e consegnati nelle mani degli investigatori. Altri ancora presentano delle deformazioni e non è escluso che possano essere stati schiacciati o spostati da alcune auto in transito. Proprio per questa ragione nell’indagine diventano ancor più preziose le testimonianze di passanti o di altre persone che pochi istanti dopo gli spari hanno chiesto aiuto al numero d’emergenza delle forze dell’ordine.

++ LA MAPPA CON LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI ++

Il carabiniere: «Ho sparato alle gomme» Oggi sono iniziati gli interrogatori in procura. Il pubblico ministero Mara Pucci, che allo stato contesta il reato di omicidio colposo ai tre indagati escludendo l’azione dolosa – eccesso colposo nell’esercizio della legittima difesa – ha sentito un carabiniere (entrambi sono difesi dall’avvocato Nicola Di Mario) e la guardia giurata (assistito dall’avvocato Alessandro Vesi). Il primo ha riferito di aver tirato tre volte il grilletto: mentre l’auto dei banditi incappucciati si stava allontanando con un numero di giri altissimo del motore e dopo aver udito altri spari dei quali nell’immediatezza non era stato in grado di comprendere la provenienza. «La canna della pistola era comunque bassa – è il senso delle risposte -. Ho puntato alle gomme».

Il punto sulle indagini Accertamenti sono in corso sull’Audi A6 Avant per comprendere il numero esatto di colpi che hanno centrato la carrozzeria o altre parti dell’auto (insieme a quello che ha colpito Kozi uno è stato notato sulla parte sinistra del paraurti posteriore). In ogni modo l’Audi grigia di grossa cilindrata presenta evidenti danneggiamenti sulla parte anteriore ossia dove ha urtato contro l’auto della vigilanza privata messa di traverso nel tentativo di interrompere la fuga dei ladri. Ancora non è stato rintracciato nessuno dei complici che hanno abbandonato il cadavere di Kozi in via Radiosa a un chilometro di distanza dal luogo della sparatoria.

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