di Chiara Fabrizi
Circa 113 ore di straordinario pagate per l’emergenza terremoto, ma non lavorate. Una dipendente del Comune di Norcia è stata condannata dalla Corte dei Conti a restituire circa 2 mila euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento di Protezione civile, che per l’emergenza terremoto aveva autorizzato il pagamento degli straordinari ai dipendenti degli enti locali coinvolti nella calamità.
I fatti vengono inquadrati nel triennio 2017-2019 e per la difesa della funzionaria, rappresentata dall’avvocato Nicola Di Mario, sono imputabili a un malfunzionamento del software per la rilevazione delle presenze. Un pasticcio su cui ha indagato, a seguito di un esposto anonimo, la Procura contabile che, alla fine, ha contestato alla dipendente un surplus di 113 ore di straordinario pagate rispetto a quelle effettivamente rese. Del guaio informatico in Comune si erano accorti, tanto che la funzionaria ha proceduto «a compensare con ulteriori ore di straordinario effettuato e non retribuito», con il «recupero che – secondo la difesa – sarebbe avvenuto attraverso la mancata liquidazione, nel mese di aprile 2019, di 222 ore di straordinario effettuato».
L’operazione con cui si è tentato di rimediare alle ore di straordinario pagate per il sisma non ha però convinto i giudici della Corte dei Conti, che in sentenza hanno evidenziato come nel contratto nazionale non sia previsto, per il ruolo svolto dalla dipendente, il pagamento degli straordinari, che invece «potevano essere riconosciuti nell’ambito delle sole risorse vincolate per far fronte alle calamità». Tuttavia, le 222 ore di straordinario eseguite e non liquidate nell’aprile 2019 a titolo di compensazione non sono risultate accompagnate da «espressa autorizzazione ai fini della qualificazione come straordinario sisma» e quindi non possono essere considerate «oggetto di compensazione con ore non effettivamente rese ma retribuite», scrivono i giudici in sentenza. Da qui la condanna della funzionaria che deve restituire circa 2 mila euro a Palazzo Chigi.
La Corte dei Conti, invece, ha invece giudicato «infondata» l’altra contestazione della Procura a carico della stessa dipendente, che all’epoca dei fatti era tecnicamente distaccata al Comune di Norcia a seguito di una convenzione tra lo stesso municipio e un’azienda pubblica, in favore della quale la funzionaria avrebbe dovuto continuare a svolgere sei ore di lavoro settimanale. Secondo la Procura quelle ore non sono state svolte regolarmente, producendo un danno di quasi 1.600 euro, di cui è stato chiamato a rispondere anche l’allora presidente dell’azienda pubblica. Tuttavia, è stato accertato come, seppur non con regolarità settimanale, la funzionaria «nel triennio 2017-2019 a fronte delle complessive 844 ore di servizio che avrebbe dovuto svolgere ne ha effettuate 1.421 ore, permanendo in servizio, in numerose settimane, ben più delle sei ore pattuite» per convenzione tra il Comune e l’azienda pubblica. Da qui la conclusione dei giudici, secondo cui «non c’è stato alcun danno patrimoniale per l’azienda di appartenenza». Sollevato da ogni responsabilità anche l’allora presidente.
