©️Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Il giudice per l’udienza preliminare Natalia Giubilei ha rinviato a giudizio un perugino di 63 anni che nel 2016, quando era «cassiere dell’Agenzia delle Entrate e Riscossioni si è appropriato di 8728 euro» portati da un assegno consegnato da una donna, amministratrice unica di una ditta del capoluogo, «a scomputo della propria esposizione debitoria verso l’erario, provvedendo a imputarla alla esposizione debitoria di un’altra contribuente». L’uomo viene accusato del reato di peculato: il processo inizierà il 3 marzo. La parte civile, assistita dall’avvocato Delfo Berretti, chiede un risarcimento di 50 mila euro e il riconoscimento delle «condotte penalmente rilevanti» contestate all’imputato. Si legge nell’atto di costituzione: «In data 2 maggio 2016 l’imputato, nella sua qualità di cassiere dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione, con cosciente e volontaria violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione esercitata, si appropriava indebitamente della somma di 8.728,06 euro, importo recato dall’assegno circolare emesso da Unicredit Spa e consegnatogli dalla mi aassistita quale pagamento parziale della propria esposizione debitoria verso l’Erario. Contrariamente agli obblighi derivanti dal proprio ruolo egli destinava tale somma ad altra contribuente, soggetto del tutto estraneo al rapporto obbligatorio sottostante, che non aveva in alcun modo richiesto, né tantomeno autorizzato, alcuna imputazione di quel pagamento a proprio favore». Spiega l’avvocato Berretti: «Il reato di peculato ha natura plurioffensiva in quanto l’illecito lede sia l’interesse primario della pubblica amministrazione alla corretta gestione delle risorse e alla trasparenza dell’azione amministrativa, sia incide sul patrimonio del privato, direttamente danneggiato dal comportamento infedele del pubblico agente. Nel caso di specie il funzionario dell’Agenzia delle Entrate ha indebitamente destinato l’assegno consegnatogli dalla mia assistita per la sanatoria della propria posizione debitoria, versandolo invece sulla posizione di altra contribuente, e tale condotta ha comportato una duplicazione del danno: da un lato, ha compromesso il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, dall’altro ha pregiudicato il diritto patrimoniale della mia cliente che pur avendo adempiuto, si è vista privata degli effetti del proprio pagamento, nonché sottratte le somme che aveva destinato al parziale esdebito». Prosegue il legale: «Lo stesso ente pubblico, nella persona del direttore regionale dell’Umbria dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione, ha sporto denuncia-querela in data 30 marzo 2023 poiché tale condotta, riconducibile all’ipotesi criminosa di peculato, si configura connotata da particolare gravità, in quanto perpetrata con abuso delle funzioni pubbliche e con violazione di quei principi di legalità, imparzialità e buon andamento che devono ispirare ogni attività della pubblica amministrazione, determinando un effetto distorsivo che ha danneggiato tanto l’pnte pubblico quanto il privato cittadino coinvolto». 

«Ansia e depressione» C’è dolo, secondo Berretti: «La condotta appropriatizia, connotata da evidente dolo, ha determinato un grave danno sia sotto il profilo patrimoniale sia in termini di lesione della propria integrità morale, reputazione personale e credibilità fiscale. La medesima, infatti, a seguito dell’avvenuta conoscenza della condotta contestata all’imputato, ha subìto un forte turbamento psichico ed emotivo, sfociato in un grave stato d’ansia e di prostrazione, con ripercussioni tangibili sulla sua salute psicofisica e sulla qualità della vita quotidiana. La totale incertezza sull’esito della vicenda e la consapevolezza di essere stata lesa nei propri diritti patrimoniali da parte di un funzionario pubblico – soggetto che per legge avrebbe dovuto garantire legalità, trasparenza e imparzialità – ha determinato un crollo nella fiducia istituzionale, con sentimenti di profonda delusione, frustrazione e impotenza. In conseguenza diretta di tali fatti, la parte offesa si è trovata costretta a rivolgersi a medici specialisti in ambito psichiatrico e psicoterapeutico, con conseguente diagnosi di disturbi da ansia reattiva e depressione situazionale, e la necessità di sottoporsi a cicli di terapia farmacologica a base di ansiolitici e antidepressivi, tuttora in corso». 

«Inadempiente» Si parla, perciò, di «ingiustificato agggravio patrimoniale»: «A causa della condotta illecita contestata all’imputato, consistita nell’appropriazione indebita dell’assegno dell’importo pari a euro 8.728,06 emesso in favore dell’Agenzia delle Entrate per l’estinzione parziale del debito erariale gravante sulla persona ofesa, si è determinato un ingiustificato aggravio patrimoniale in capo alla medesima. Infatti, per effetto del mancato accredito della suddetta somma sulla posizione debitoria, il debito originario è rimasto inalterato, protraendosi negli anni successivi con il maturare di interessi moratori, sanzioni amministrative e ulteriori spese accessorie legate al ritardo nel pagamento». Per di più – conclude Berretti – «l’amministrazione finanziaria, non avendo riconosciuto il pagamento, ha continuato a considerare la suddetta come inadempiente, con le conseguenti ripercussioni sul piano economico e fiscale».

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