di Chiara Fabrizi
«Parto cesareo tardivo» e il bimbo nasce con una percentuale di invalidità prossima al 100 per cento. La Corte dei Conti ha condannato tre ginecologi a pagare oltre 1,8 milioni di euro in favore della Usl2 riconoscendo «gravi condotte colpose» a carico dei tre medici che all’epoca dei fatti, ovvero nel settembre 2002, erano in servizio nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Foligno, dove la donna di 41 settimane, già mamma di un figlio messo al mondo col cesareo, era arrivata per partorire.
Bimbo nasce invalido: tre ginecologi condannati I giudici hanno quindi accolto le richieste della Procura, addebitando tre differenti gradi di responsabilità ai camici bianchi: «comportamento gravissimo e superficiale» che costerà 1,1 milioni di risarcimento al medico che ha ordinato «tardivamente» il cesareo e che, «pur in presenza di tracciato non rassicurante e patologico, delegò la gestione della partoriente all’ostetrica, non intervenendo personalmente se non quando era oramai troppo tardi»; «contributo comunque di alta gravità» per il professionista che aveva seguito durante la gravidanza la donna e che è stato condannato a pagare 565 mila euro; e, infine, «contributo meno grave» per la dottoressa che era di turno nelle prime ore di travaglio e che dovrà versare all’azienda sanitaria quasi 200 mila euro. Tutti sono stati considerati responsabili di danno erariale indiretto, perché dovranno risarcire la Usl 2 dopo che il tribunale civile di Perugia ha già ordinato il risarcimento della donna, onorato dall’azienda sanitaria pubblica.
«Cancellature nella cartella» clinica I giudici in sentenza segnalano subito «la scorretta tenuta della cartella clinica», su cui sono state riscontrate «numerose cancellature, senza possibilità di leggere quanto cancellato e orari non coincidenti con il possibile svolgimento dei fatti reali», ma anche «l’omessa acquisizione del consenso informato della gestante: trattandosi di partoriente con previo cesareo (a cui era stata sottoposta nel 1997 per la nascita del primogenito, ndr) i medici avrebbero dovuto avvertire la gestante in modo dettagliato circa le opzioni praticabili e i rischi connessi». Ad aiutare la Corte dei Conti a decifrare i comportamenti dei tre professionisti sono stati i consulenti Claudio Buccelli e Carmine Nappi, entrambi prof ordinari all’Università di Napoli Federico II, il primo in Medicina Legale e il secondo in Ginecologia e Ostetricia.
«Parto cesareo tardivo» Loro, dopo aver visionato la documentazione medica, oltreché quella del processo civile, hanno bollato come «inescusabilmente imperito, negligente, imprudente e irrispettoso delle regole della buona pratica clinica ostetrica» il comportamento del medico che ha poi ordinato il cesareo. Secondo i due prof questo stesso ginecologo «non valutò tempestivamente l’opportunità di interrompere il travaglio e di effettuare immediatamente il parto cesareo, che fu invece eseguito molto tardivamente, allorché l’utero era ormai rotto e la placenta distaccata».
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