di M.T.
A Paolo Di Canio, che a Terni è considerato un figlio adottivo – da quando ha giocato con la Ternana, una quindicina di anni fa, decidendo poi di legarsi alla città – le mezze misure non sono mai piaciute. E, in tanti, gli vogliono bene anche per questo. Magari non condividendo proprio tutto quello che dice o fa. Ma stavolta, fa sapere lo Swindon, società inglese che lo scorso anno aveva guidato alla promozione in Premier League e dalla quale si era dimesso da allenatore, qualche giorno fa, non condividendo la scelta di cedere alcuni giocatori, potrebbe aver esagerato: «Anche per gli standard di Paolo si è trattato di una vera pazzia», ha fatto sapere la società
Telecamere Il suo ex club, infatti, lo accusa di essere entrato furtivamente negli uffici e di aver preso «tutto quello che c’era nel suo ex ufficio, anche le fotografie appese alle pareti». Secondo quanto scrive il tabloid Sun «l’intrusione, ripresa dal circuito chiuso di vigilanza, è avvenuta dopo la mezzanotte di mercoledì, quando il tecnico italiano, accompagnato da tre membri del suo staff, è entrato negli uffici dello Swindon, che si trovano all’interno dello stadio».
Il codice Visionando le immagini, gli addetti alla sorveglianza avevano pensato che si trattasse di ladri. Ma poi avrebbero riconosciuto i volti di Di Canio, del suo assistente Fabrizio Piccareta, dell’allenatore dei portieri Domenico Doardo e di un massaggiatore. Le porte non hanno serrature tradizionali e sono bloccate da un codice digitale, «ma Paolo lo conosceva e noi non lo avevamo cambiato dopo le sue dimissioni. Se avesse voluto venire a riprendersi le sue cose, avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione».
