Contattato al telefono da un ‘tutor’ che gli offre un’imperdibile attività per arrotondare: deve generare ‘like’ a video presenti su piattaforme online, con la promessa di una remunerazione immediata accreditata su una carta prepagata. Ma è tutto una truffa. Quando la vittima si accorge del raggiro ha già perso migliaia di euro e decide di denunciare tutto alle forze dell’ordine. In cinque finiscono nei guai.
Il raggiro Le forze dell’ordine, attraverso il commissariato di Orvieto, hanno condotto un’articolata indagine riguardate una complessa truffa online ai danni di un cittadino residente in provincia. Le investigazioni hanno preso il via dalla denuncia della vittima. Quest’ultima ha riferito di essere stata contattata da un presunto ‘tutor’ tramite telefono e successivamente su una nota piattaforma di messaggistica. Il soggetto gli avrebbe presentato una proposta allettante: la vittima sarebbe stata pagata in cambio di qualche ‘like’ sui social. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo essere stata agganciata dai truffatori, alla persona offesa sarebbero stati chiesti numerosi versamenti di denaro — per un totale di diverse migliaia di euro — da effettuare su differenti carte ricaricabili. Motivo? Errori tecnici nei pagamenti o necessità amministrative. Comunque, i malintenzionati l’avrebbero rassicurata: le somme sarebbero state restituite immediatamente restituite insieme al compenso pattuito. Cosa che, ovviamente, non si è mai verificata.
Truffe online Gli accertamenti finanziari svolti dalle forze dell’ordine, con il supporto della società emittente dei servizi di pagamento, hanno consentito di ricostruire il flusso dei versamenti e di collegarli a più soggetti residenti in varie province italiane, ciascuno titolare dei rapporti finanziari utilizzati per ricevere il denaro. Sono stati inoltre acquisiti numerosi screenshot di conversazioni, documenti informatici e ulteriori elementi di prova che hanno confermato la struttura fraudolenta del raggiro. Al termine delle attività, sono stati individuati cinque soggetti, tutti ritenuti coinvolti a vario titolo, nella gestione delle carte utilizzate per ricevere le somme. La banda è stata iscritta nel registro degli indagati per il reato di truffa e denunciata.
