di Chiara Fabrizi
«È razzismo, mio figlio voleva cambiare scuola». Così il papà del bimbo e della bimba di colore che, in una scuola elementare di Foligno, sono stati vittima di umiliazioni da parte del maestro supplente che sostiene di aver preso spunto dal colore della pelle dei due piccoli per tentare una «sperimentazione didattica», consistita nel far girare verso la finestra il bimbo, additandolo ai compagni come «troppo brutto» e chiedendo ai bambini stessi se ciò non fosse vero. I genitori hanno anche spiegato che nei confronti della bimba, invece, il maestro avrebbe fatto un esperimento analogo, definendola anche «scimmia»: gli episodi sono contenuti nell’atto giudiziario depositato venerdì mattina alla procura di Spoleto, dove entrambi si sono recati insieme all’avvocato Silvia Tomassoni (foto) dopo aver accompagnato regolarmente i due figli a scuola.
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Il padre del bimbo di Foligno Il procuratore capo Alessandro Cannevale dovrà, quindi, esaminare la querela presentata ed eventualmente delegare le indagini, per ascoltare le testimonianze degli adulti coinvolti e, con tutte le cautele del caso, anche raccogliere le testimonianze dei bimbi, alcuni dei quali hanno già denunciato l’accaduto ai genitori. Proprio alle mamme e ai papà dei compagni di classe è andato oggi il ringraziamento della famiglia che ha spiegato «che i bimbi sono scossi», al punto che il maschietto «voleva cambiare scuola. Come stanno? Ora – ha detto il papà appena uscito dalla procura – dobbiamo lavorare tanto per farli liberare da quello che è capitato». Ai due genitori, da diciotto anni in Italia «non era mai capitato una cosa del genere, lavoro insieme a 40 persone – ha detto il papà – e sono l’unico nero, ma mai successo».
Le scuse e la difesa del maestro In attesa degli inquirenti, il maestro ha ricevuto la sospensione in via cautelare annunciata già giovedì sera dal ministero dell’Istruzione. Il quarantaduenne, da dieci anni nel mondo della scuola, «si è scusato coi genitori e con la classe» e ha spiegato che si trattava di «un’attività per l’integrazione finalizzata a far prendere coscienza agli studenti del concetto di differenza razziale e di discriminazione», di cui però non avrebbe informato la dirigente scolastica. A tracciare il suo profilo è l’avvocato Luca Brufani, che ha escluso fin dalle prime ore qualsiasi intento razziale nel comportamento del maestro, ma anzi sostenendo che il supplente avrebbe compiuto un tentativo di insegnamento proprio contro il razzismo: «In sostanza è come se lui avesse inscenato un film. Ha simulato proprio quello che non si deve mai fare, condividendo poi con i ragazzi l’indignazione che i bambini stessi hanno espresso». Per poi tornare a casa e interrogare i genitori su quanto accaduto o manifestare dolore per l’ingiustizia cui avevano assistito e cui si erano ribellati.
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