di Enzo Beretta
Uno speed-ball di eroina ‘craccata’ con cocaina ed ammoniaca ha quasi ucciso un detenuto nel carcere di Perugia. I fatti risalgono a maggio 2013 ma tra poche settimane per un tunisino di 34 anni si aprirà il processo. Il sostituto procuratore Claudio Cicchella accusa Ziad Kalas di spaccio di droga, aggravato in quanto avvenuto in un istituto penitenziario, e omissione di soccorso poiché il maghrebino non ha avvisato nessuno del malore sofferto dal compagno di cella. «Ometteva – è scritto negli atti della Procura – di richiamare l’attenzione del personale di servizio e di prestare l’assistenza al 45enne gualdese che, per effetto dell’assunzione dello stupefacente ceduto, era stato colto da un malore per ‘overdose’ ed era in pericolo di morte». Dagli esami tossicologici il rapinatore (assistito dall’avvocato Cristina Zinci) è risultato «positivo» agli oppiacei.
«La sorella la nascondeva nelle parti intime e gliel’ha data in sala colloqui» «Credo sia stato un mix di eroina ‘craccata’ con ammoniaca e cocaina – ha spiegato l’assuntore alla polizia penitenziaria -. L’ho sniffata al rientro da un’udienza contro la mia ex moglie. Kalas mi ha offerto la droga perché mi ha visto alquanto scosso. Come è riuscito a farla entrare? Lui mi ha spiegato che è stato possibile grazie alla complicità della sorella in sala colloqui: lei aveva nascosto la sostanza nelle parti intime e durante il colloquio l’ha passata a lui che ha ingerito l’involucro per poi defecarlo».
«Una dose anche per il cugino barbiere al terzo piano» Stando al racconto la sostanza sarebbe stata sufficiente a realizzare tre dosi: una per Kalas (difeso dall’avvocato Barbara Romoli), una per il «cugino barbiere e palestrato» ristretto al terzo piano del reparto circondariale, l’ultima «più piccola» come regalo per il compagno di cella «sconvolto». «Intorno alle 15 quando ho inalato quella sostanza umida e grigiastra – ha riferito agli investigatori nella denuncia per omissione di soccorso contro il nordafricano – ho subito avvertito un forte bruciore alle narici, mi ha stordito e ho perso i sensi sopra il letto. Kalas sapeva benissimo che il mio stato soporoso e il mio malore erano dovuti all’assunzione della droga che mi aveva ceduto ma non ha chiesto aiuto a nessuno. Il mio stato di overdose è stato riscontrato alle 19.30 dall’infermiera di turno che doveva somministrarmi la terapia».
