Un'aula di tribunale (foto U24)

di F.T.

Dodici anni di reclusione: questa la condanna inflitta dal gup del tribunale di Terni, Maria Pia Di Stefano, a Shpend Selimanj, 25 anni di nazionalità macedone, accusato dell’omicidio del fratello Ljridon, ucciso a soli 21 anni da una coltellata al cuore. La tragedia era avvenuta all’interno della casa familiare in località Poggente, nella frazione orvietana di Ciconia.

La sentenza è arrivata dopo oltre tre ore di camera di consiglio. L’accusa, rappresentata dal pm Francesco Novarese, aveva chiesto una condanna a 18 anni, in linea con la riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato. Il giudice ha invece applicato un’ulteriore riduzione, escludendo l’aggravante rappresentata dai futili motivi.

Difesa I legali difensori di Shpend Selimanj, gli avvocati Solini e Turreni, parlano di «sentenza equilibrata» ma non escludono la possibilità di un ricorso in appello: «Aspettiamo le motivazioni – spiega Andrea Solini -. La dinamica dell’accaduto non è stata ancora chiarita fino in fondo e, a nostro giudizio, ci sono gli estremi per poter parlare di legittima difesa».

La vicenda La coltellata fatale aveva raggiunto il 21enne Ljridon al cuore. Un colpo sferrato nel pieno di una lite familiare, legata a questioni economiche. In casa, oltre ai due ragazzi, c’era solo il padre 53enne. Era stato lo stesso Shpend a lanciare l’allarme subito dopo la tragedia. Inutile ogni tentativo di rianimare il fratello, ormai steso sul pavimento del piccolo salotto, privo di vita. La gravità dell’accaduto era emersa in tutta la sua evidenza già agli occhi dei soccorritori che avevano avvertito le forze dell’ordine. Da lì era partita l’indagine della polizia, coordinata dal sostituto procuratore Flaminio Monteleone, che nel giro di poche ore aveva portato all’arresto del 25enne.

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