di Francesca Marruco
Quindici milioni di Iva evasa, un giro d’affari di oltre 50 milioni di euro, quattro persone finite in carcere, quattro ai domiciliari, cinque interdette dall’attività professionale nelle imprese coinvolte. Sono questi i numeri dell’operazione «Capitale» della guardia di finanza di Perugia. La procura umbra contesta ai 13 indagati il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla bancarotta fraudolenta.
Misura cautelare Le ordinanze di custodia cautelare e le misure interdittive sono state firmate dal gip Lidia Brutti. Secondo la ricostruzione degli investigatori sono due le imprese umbre coinvolte nell’inchiesta sulle frodi all’Iva intracomunitaria che ha consentito al «gruppo criminale», attraverso cartiere, di acquistare materiale tecnologico da Germania, Austria, Olanda, Belgio e Romania, per poi rivenderlo a prezzi concorrenziali in Italia con uno sconto medio del 16 per cento praticabile grazie alla «totale evasione delle imposte».
Conferenza I dettagli dell’operazione sono stati illustrati stamani in una conferenza stampa dal comandante provinciale della finanza, colonnello Dario Solombrino, e dal tenente colonnello Andrea Mercatili del nucleo di polizia tributaria. Durante l’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Claudio Cicchella, sono state svolte intercettazioni telefoniche ed ambientali. In un computer, sequestrato in un ufficio nella periferia di Roma nord, gli investigatori hanno rintracciato l’«intera contabilità parallela dell’organizzazione». A capo del gruppo – secondo l’accusa – c’era un finanziatore, affiancato da due suoi fidati collaboratori, un commercialista di Lecco, una contabile e sette prestanome che gestivano un paio di società cartiere sulle quali ricadevano i debiti tributari.
Indagati Tra gli indagati anche un grossista napoletano accusato di aver immesso i prodotti sul mercato e due imprenditori umbri, moglie e marito di Perugia e Gualdo Tadino. L’inchiesta è nata sulla scia di alcuni accertamenti dell’Agenzia delle Dogane su una società perugina che commercializzava ausili medici per anziani e disabili ma che tra il 2010 e il 2012 aveva aumentato di quattro milioni di euro il proprio fatturato mediante l’acquisto di prodotti informatici. La medesima società finita nel mirino degli investigatori nel maggio 2013 aveva trasferito la propria sede legale nella capitale. La Guardia di Finanza ha quantificato in 15 milioni di euro l’Iva evasa e, di conseguenza, ha sequestrato agli indagati conti correnti bancari, immobili e quote societarie per lo stesso importo.
