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sabato 24 ottobre - Aggiornato alle 13:37

Operazione Ali Park: il viaggio del minorenne tra Doha e Vienna con 92 mila dosi in valigia

Dall’ordinanza del gip emergono nuovi particolari dopo i dieci arresti contro lo spaccio tra Terni, Roma e la Toscana

di Massimo Colonna

C’era anche un minorenne coinvolto nel giro di spaccio smantellato dall’Operazione ‘Ali Park’, dal nome di un quartiere pakistano noto come ritrovo di pusher e consumatori. Tra i dieci arresti messi a segno in tutta Italia nell’ultimo anno, anche quello di un corriere pakistano minorenne, nel maggio 2019 a Trieste, mentre tornava dal Pakistan, dopo aver fatto scalo a Doha in Qatar e a Vienna in Austria, trovato in possesso di una valigia con all’interno una sostanza micro-saldata, simile alla plastica, poi risultata eroina da sciogliere. Oltre sei chili di roba, conteggiata in oltre 96 mila dosi disponibili per il mercato.

Gli arresti All’operazione ha partecipato anche Direzione Distrettuale Antimafia di Perugia: in carcere sono finiti sei pakistani, due tunisini, un nigeriano e un italiano, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L’inchiesta, avviata dalla procura di Terni, ha preso avvio dall’arresto nel marzo 2019 a Ventimiglia, effettuato dalla Squadra Mobile ternana, di un 41enne marocchino, residente proprio a Terni, che stava andando all’estero. Da lì sono partite le indagini per risalire alla catena di spaccio, vendita e approvvigionamento della sostanza. Indagini che hanno portato poi a Terni.

La centrale Dopo quell’arresto infatti sono stati fermati due pakistani al casello autostradale di Orvieto, con oltre due chili di eroina, mentre, a settembre dello stesso anno, sempre la sezione Antidroga della Squadra Mobile ternana ha arrestato una coppia di pakistani, moglie e marito, trovati in possesso di grossi frullatori artigianali in casa a Borgo Bovio, usati per la preparazione delle dosi e un chilo di eroina. Tutti elementi che hanno contribuito a ricostruire la catena.

Le intercettazioni Secondo quanto ricostruito dagli agenti poi, il gruppo lavorava in sinergia, tanto che gli inquirenti, nel riscontrare i vari episodi di vendita di droga, escludono possa trattarsi di piccole cessioni slegate tra loro. Ecco perché contestano anche l’associazione. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, emerge che la base logistica del gruppo era un Money Transfer della zona della stazione ferroviaria a Terni: lì gli spacciatori si incontravano e spacciavano, utilizzando anche un linguaggio ‘criptato’ al telefono. «Ho accolto gli ospiti e gli ho offerto il thè», dice uno dei pusher al telefono. Tutti comunque, a fronte di incassi dallo spaccio che arrivavano fino a diverse decine di migliaia di euro, mantenevano un tenore di vita normale, probabilmente per non dare nell’occhio. Accorgimento insufficiente a fermare le indagini degli agenti.

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