di Chiara Fabrizi
«L’ho ucciso e sono pentito, ma subivo vessazioni e sentivo di non avere alternative». A quasi due mesi dall’omicidio del capomastro Salvatore Postiglione, 56 anni, avvenuto in un parcheggio di zona La Paciana a Foligno, il ragazzo ormai maggiorenne accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione è stato interrogato dal presidente del tribunale dei minori di Perugia Grazia Mazzini e dal procuratore capo Flaminio Monteleone.
Come confermato dall’avvocato difensore Ilario Taddei, il 18enne ha confessato il delitto compiuto all’alba del 7 novembre, sferrando più di 50 coltellate sul corpo del capomastro con cui aveva lavorato circa tre mesi, ovvero fino al licenziamento avvenuto a ottobre. In base a quanto emerge, il ragazzo recluso nel carcere minorile di Firenze ha raccontato genericamente di aver subito vessazioni da Postiglione, senza però spiegarne le motivazioni. «Il mio assistito ha raccontato di un episodio in cui la vittima l’avrebbe portato in casa propria e qui lo avrebbe minacciato con una pistola», ha detto il difensore del ragazzo, aggiungendo che «si è di fronte a un indagato in stato di sofferenza psichica e per questo non in grado di dettagliare ulteriormente».
L’episodio così come le vessazioni genericamente riferite, che potrebbero rappresentare il movente del delitto, dovranno essere verificate dagli inquirenti, che oggi hanno anche fatto firmare il consenso al ragazzo per prelevargli un campione salivare. Per ora il difensore del 18enne non ha richiesto l’alleggerimento della misura cautelare del carcere «perché – ha spiegato al termine dell’interrogatorio – l’istituto in cui è recluso rappresenta l’unico luogo in cui può essere sottoposto a trattamento terapeutico e contestualmente essere monitorato».
