di Chiara Fabrizi

Può essere considerata verosimile la versione fornita da Dmytro Shuryn, il cuoco ucraino di 33 anni che ha confessato l’omicidio, la distruzione e l’occultamento del cadavere di Bala Sagor, per tutti Obi, bengalese di 21enne. Tuttavia, per confermare le dichiarazioni rese dall’indagato, che è recluso nel carcere di Spoleto dalle prime ore del 25 settembre scorso, sarà necessario procedere con un esame istologico. Questo emerge all’esito dell’autopsia sul corpo di Obi, il richiedente asilo arrivato a Spoleto nel giugno del 2023 e ucciso, secondo la versione fornita da Shuryn agli inquirenti e al gip, con una coltellata al collo sferrata all’interno della cantina dell’abitazione di via Pietro Conti in cui viveva il 33enne. Ed è su questo che si concentreranno gli esami che il medico legale Sergio Scalise dovrà effettuare per rispondere ai quesiti degli inquirenti, tutti orientati, ovviamente, a verificare la versione di Shuryn. Compatibili con un coltello a sega, invece, le lesioni che il medico legale ha rilevato sui resti di Obi.

E nel tardo pomeriggio di oggi 2 ottobre, precisamente alle 18:30, Spoleto si fermerà idealmente per una fiaccolata commemorativa organizzata in piazza Fontana, dove ha sede il ristorante in cui Obi lavorava da tempo, prima, come lavapiatti e, più recentemente, come aiuto cuoco. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Spoleto, mentre sono stati i ragazzi della Consulta comunale giovanile ha messo a disposizione un conto corrente per raccogliere donazioni in favore della famiglie di Obi, che vive in Bangladesh in condizioni di povertà e a cui il ragazzo inviata regolarmente parte del suo stipendio per sostenerli: l’Iban per le donazioni è IT45A3608105138262905962922, mentre la causale da segnare è “offerte per la famiglia di Obi”. A supervisionare la raccolta è naturalmente il Comune di Spoleto, che poi trasferirà alla famiglia del 21enne l’intero importo donato. Sì, perché a sostenere l’operazione di rimpatrio della salma del ragazzo in Bangladesh sarà “Arcisolidarietà ora d’aria”, che gestiva il progetto di accoglienza in cui era stato inserito Obi come richiedente asilo.

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