Hayden Panettiere sul set nel ruolo di Amanda

di Maurizio Troccoli

Ha già venduto il suo film in diversi paesi, ha attirato polemiche e grane con i familiari degli imputati e con quelli della vittima, ma l’Italia non ha ancora detto ‘sì’ alla visione del racconto sul delitto di Perugia. Intanto, Roberth Dornhelm annuncia la prossima uscita del film tv sull’omicidio di Meredith Kercher e spiega i particolari che ruotano attorno alla vicenda che lo vede bersaglio di polemiche e critiche, mentre sostiene che probabilmente è proprio per un motivo di “preoccupazione” che dall’Italia non «è ancora giunta nessuna richiesta sul film». Ma vediamo i particolari dell’intervista.

Polemica con i familiari L’opera (che in America ha come titolo provvisorio “Via della Rosa”) è già bersaglio di critiche, oltre ad essere al centro di una grossa polemica internazionale a distanza sia con le famiglie dei presunti assassini, che con quella della vittima inglese. Nonostante il regista abbia dichiarato di considerare secondario nel film l’epilogo della vicenda, valutando più suggestiva l’ipotesi di raccontare la psicologia dei presunti assassini della giovane inglese, è evidente che la trama riflette la tesi accusatoria che vuole i due ex fidanzatini autori di un atroce omicidio. E questo nel bel mezzo del processo. Cioè durante la fase d’Appello che, proprio in questi giorni, sta per entrare nel vivo. Si attende infatti la seconda udienza di appello, in corte d’Assise, l”11 dicembre in cui verranno chieste le perizie, mentre il 18 dicembre la Corte deciderà se concederle. Le riprese del tv movie sono appena terminate. A marzo andrà in onda in America. Dall’altro fronte i familiari di Meredith, per voce dell’avvocato Francesco Maresca, nei giorni scorsi hanno criticato il fatto che si metta in primo piano la figura di Amanda e si tenda a dimenticare che la vera vittima della vicenda è Mez.

L’Italia rimane in silenzio «E’ stato già richiesto in molti Paesi – spiega il regista – ma non in Italia, dove il delitto si è consumato e dove abbiamo girato» con riprese tra Tivoli, Poggio Nativo (dove è stata ricostruita la casa del delitto) e Roma, dove l’ultimo ciak è stato in un ristorante di via Tiburtina, trasformato in un locale di Seattle frequentato da Amanda prima del suo viaggio in Italia. Anche gli attori e le comparse sono in gran parte italiani, ma non la protagonista Hayden Panettiere, scelta perché ‘talentuosa’ ma anche «perchè giovane ed estroversa come Amanda Knox». Ad interpretare la mamma della ragazza è l’attrice, premio Oscar, Marcia Gay Harden. Raffaele Sollecito ha invece il volto del giovane Paolo Romio, scelto dal regista tra una decina di candidati italiani. Stranieri anche Djirbi Kebe (Rudy Guede) e Amanda Fernando Stevens (Meredith Kercher).

Il progetto cinematografico Sul delitto di Perugia c’è poi un progetto cinematografico: un film dell’inglese Michael Winterbottom che dovrebbe avere come protagonista Colin Firth nel ruolo di un giornalista. Nonostante il silenzio italiano il regista dice di amare il Belpaese: «Amo il cinema italiano – racconta Dornhelm – il mio regista preferito è Ettore Scola. Apprezzo anche Vittorio De Seta, il mio eroe, che girò un film, ”Banditi a Orgosolo”, che mi ha influenzato molto nelle riprese di Amanda Knox, in cui ho usato anche attori che avevano lavorato con lui. Anche il neorealismo mi ha colpito e influenzato. Alla realizzazione del film su Amanda ha collaborato anche una nipote del grande Vittorio De Sica, si chiama Eleonora». Poco amore invece per Federico Fellini. «Riconosco la sua poesia – spiega – ma io prediligo il realismo». Tra gli attori contemporanei Dornhelm ha un debole per Vittoria Puccini, Alessio Boni e Sandra Ceccarelli, che dipinge come «un’anima meravigliosa la cui recitazione è poesia».

Il film più controverso e scomodo della sua carriera Quello su Amanda Knox è il film più controverso della sua carriera, scomodo perché il processo è ancora in corso e la faccenda è delicata, per questo Dornhelm pesa le parole e chiarisce subito: «Non è un reportage, non è un documentario, non è fiction, è una storia vera. Voglio solo descrivere i personaggi così come emergono dalla lettura dei documenti». Quello che più gli sta a cuore «è il viaggio psicologico attraverso la personalità dei protagonisti che è, a mio giudizio, più interessante del sangue e della ricerca del colpevole», spiega. Il mondo, aggiunge Dornhelm, non è bianco o nero. «Chiunque può diventare cattivo o trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Non stupisce, di questi tempi, che possa venire fuori la parte più oscura di ciascuno, che rende capaci di fare cose terribili. L’obiettivo del mio film è cercare di capire chi sono queste persone, cercare quello che hanno dentro e un perché ad un gesto che sembra immotivato e senza un movente».

Nessuna speculazione sulla vicenda Il regista chiarisce: «Il film non vuole avere un ruolo attivo nè speculare sulla vicenda». Dornhelm è convinto che la sua opera non cambierà l’ esito del processo e che le tante cose dette e scritte non condizioneranno la Giustizia. Quella di Meredith «è una tragica storia per tutti – aggiunge Robert – per i ragazzi ma anche per i loro genitori. Quello che conta di più è che due madri hanno perso le figlie, una in prigione, una con la morte». Anche se dice di non essere interessato all’argomento, il regista lascia trasparire una certa delusione per la mancata vendita del film in Italia. «Nessuno mi ha chiamato fino a questo momento – dice – forse per disinteresse, forse perché c’è preoccupazione».

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