Antonio Leandri (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Alla fine Antonio Leandri, reo confesso per l’uccisione del padre Olinto, fatto a pezzi e sparso per le campagne di mezza Umbria, verrà processato. Perché i periti incaricati dal giudice per le indagini preliminari Alberto Avenoso hanno concluso che si, Antonio soffriva di un disturbo della personalità, ma che «si ritiene che tale infermità-  scrivevano i tre esperti che hanno redatto la perizia – al momento dei fatti non fosse di gravità tale né da scemare grandemente né tanto meno da escludere la capacità di intendere e volere del periziando in relazione ai delitti commessi». Quindi il pm Claudio Cicchella per lui procederà con la conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio.

Nessuna premeditazione Nell’udienza di martedì mattina davanti a gip Alberto Avenoso, in cui di fatto si è concluso l’incidente probatorio, i periti avrebbero anche escluso la «premeditazione» del gesto dell’uomo nei confronti del padre e la possibilità di reiterazione del reato. Tra i termini usati in udienza dagli esperti, si è parlato di «scompenso», di «grave situazione» in cui si trovava Leandri al momento dell’uccisione del padre.

Il padre, un mostro da eliminare Dal contraddittorio in aula insomma, in cui tutti i periti del gip e della difesa si sono confrontati, sarebbe emersa una situazione umana molto pesante. Di un uomo che prima del gesto tragico ed efferato, ha sofferto molto, individuando nel padre una sorta di «mostro», eliminato con la sua uccisione. Considerazioni di natura medica che si riflettono sul suo destino processuale. Nessuno  dei consulenti ha mai sostenuto che Antonio Leandri fosse completamente capace di intendere e di volere, ma neanche il contrario, cosa che gli sarebbe valsa il proscioglimento per infermità mentale.

L’odio per il padre Antonio Leandri odiava il padre perché quando era ancora in vita aveva tradito la madre, a cui invece Antonio era molto legato. Inoltre, a causa delle relazioni del padre, i due avevano avuto anche delle vicissitudini giudiziarie. Senza contare i problemi di natura economica. Questi sarebbero i motivi alla base dell’omicidio di Olinto Leandri per mano del figlio che per «eliminarlo completamente» lo ha fatto a pezzi e li ha buttati nei boschi.

Ore di conversazione Adesso i periti del tribunale depositeranno ore e ore di conversazioni registrate con Antonio Leandri, difeso dagli avvocati Luca Gentili, Claudio Lombardi e Adele Lerose. Nelle prossime settimane gli stessi legali potrebbero forse avanzare anche la richiesta di sostituire la misura cautelare in carcere con una meno afflittiva e più consona allo stato mentale dell’uom

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