Aurel Rosu mentre lascia il comando provinciale di Perugia (foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Forse Iulian Ghiorghita e Aurel Rosu stavano rientrando in Italia con un intento ben preciso. Quello di ripulire le tracce che hanno lasciato in giro dopo il tragico omicidio di Luca Rosi. La circostanza emerge da una conversazione che Iulian ha con Alina, la fidanzata di Aurel in cui annuncia il rientro in Italia e il giorno in cui lo farà. «Parto giovedì, vengo via giovedì, vengo lì» dice Iulian ad Alina. «Che diavolo fai ancora qua?» gli risponde lei. «Ma sei impazzita? Come cosa faccio là????come no… io vengo lì.. ti rendi conto, ci sono i vestiti lì, c’è la casa…».

I vestiti Ci sono i vestiti. Questi vestiti ricorrono anche in altre conversazioni. E secondo quello che emerge sarebbero i vestiti indossati dagli assassini di Luca Rosi la sera dell’omicidio. Sono scomodi ed ingombranti. Potrebbero essere macchiati del sangue del povero Luca. Sarebbero prove schiaccianti contro di loro e vanno fatti sparire. Quindi forse meritano un viaggio dalla Romania per distruggerli per sempre. Ma i carabinieri del comando provinciale di Perugia, i militari del reparto operativo, quelli del nucleo investigativo e quelli del Ros gli stanno col fiato sul collo. Seguono i loro spostamenti e decidono di andarli ad aspettare al confine. Lasciano loro fare il primo passo in Italia da cittadini liberi. Poi per loro c’è solo la galera.

E la pistola? Con i vestiti potrebbe esserci anche la pistola. E allora, se loro stavano tornando per disfarsene, da qualche parte devono essere. E si deve cercare. Sarebbero la quadratura del cerchio. In questo modo gli assassini avrebbero ancor meno scampo davanti ai giudici che poi dovranno processarli.

I vestiti nella macchina di Bianca Quei vestiti per un po’ di tempo sono rimasti sicuramente nella macchina di Bianca, la Citroen Picasso che i tre banditi potrebbero aver usato per raggiungere casa dei Rosi a Ramazzano. E’ il 6 marzo, quando Ghiorghita chiama Catalin Simionescu, il basista della rapina Papa, «Catalin – si legge nell’ordinanza nella parte in cui i pm ricostruiscono gli elementi indiziari – gli chiede se ha i vestiti con sé. Iulian risponde di no aggiungendo che sono nella macchina della sua donna».

Bianca? E Catalin? Nella stessa conversazione tra Iulian e Alina i due parlano di Bianca e Catalin. Entrambi spariti. E’ l’11 marzo. «Alina – scrive il gip – chiama Iulian e gli chiede cosa sta facendo. Questo dice che sta cercando un internet point  per provare a contattare Adriana, a cui vorrebbe chiedere della sua donna Bianca e di Catalin». Evidentemente non sa che Catalin è in galera da qualche giorno. «Nemmeno quel coglione riesco a sentire», dice. «Ma non hai il suo numero?», risponde lei. «Ce l’ho però ce l’ha spento… credo che l’ha cambiato il coglione… vaffanculo almeno sapere.. altrimenti vado via». «Vai… (incomprensibile)…no?», chiede ancora Alina a Iulian. «Certo che diavolo faccio, vedo come stanno le cose, come è successo, che diavolo, io pensavo, non è lei che è partita, quel numero, il suo del paese mi dà solo Vodafone».

Bianca e lo sbirro In quella stessa conversazione Alina gli racconta di quando Bianca è venuta a casa sua con un carabiniere. Anzi uno «sbirro», come li chiamano nelle loro conversazioni. Iulian chiede: «Senti ma era “vestito”, è entrato in casa anche quello?». «Ah no, non è entrato in casa, voleva entrare…ma io non ho detto nulla… aveva i guanti capito?». «Ah si?». «Ma era calvo?». «Non era quello che voleva prenderla, non è come il vostro “robo”». «Ah no?». «Quello voleva prendere la carrozza per fare il controllo all’interno». «Vedi che questa è venuta alla nostra porta per prendere quella con uno sbirro».

Si cercano vestiti e pistola I carabinieri del reparto operativo, del nucleo investigativo e del Ros di Perugia non hanno mollato un attimo, e telefonata dopo telefonata, indizio dopo indizio, sono arrivati a loro. Adesso hanno tutte le intenzioni di trovare questi maledetti vestiti e l’arma con cui il povero Luca è stato giustiziato solo per aver osato difendere la sua donna dalla folle e squallida aggressione di due uomini che hanno dimostrato di non aver rispetto per nulla.

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