di Francesca Marruco
Emanuela non ce l’ha fatta a guardare quelle foto tremende di suo marito martoriato dal kalashnikov dei rapinatori. Quando il pubblico ministero Antonella Duchini ha nominato una macchia di sangue, è uscita. Meglio mettere una porta chiusa tra lei e tanto orrore. Il fratello di Donato Fezzuoglio invece, Mariolino , anche lui carabiniere come il fratello maggiore ucciso durante una rapina in banca a Umbertide nel gennaio 2006, le ha guardate tutte e ha lasciato che le lacrime scorressero copiose. Un dolore troppo grande e troppo inspiegabile da canalizzare in bisogno di giustizia.
Arzu guarda attento Chi invece le ha osservate tutte senza mai cambiare espressione è stato Raffaele Arzu, l’ex primula rossa sarda accusato dell’omicidio del carabiniere insieme a Pietro Pala, un ex allevatore che prima di essere arrestato viveva a Marsciano. Arzu è rimasto impassibile davanti a molti scatti. Sia lui che Pala si sono sempre dichiarati innocenti e dicono anche di non conoscersi tra loro. Nella scorsa udienza era presente solo Pala, in questa ultima di lunedì 19 marzo, la prima vera del processo , solo Arzu. In mattinata ha annunciato che non sarà presente alle prossime per un problema che ha alla schiena. Zoppica. E ad un certo punto di pomeriggio ha chiesto se poteva seguire l’udienza in piedi.
I primi testimoni La prima vera udienza del processo a Raffaele Arzu e Pietro Pala ha visto sfilare alcuni uomini del Sis. La sezione investigazioni scientifiche del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Perugia. Al centro delle deposizioni i reperti e la scena del crimine. Il corpo di Donato Fezzuoglio trapassato da un colpo di kalashnikov, un 7.62×39. Lo stesso bossolo che i militari ritroveranno nella Lancia Thema lasciata a Montecorona di Umbertide da qualcuno che per seminare i carabinieri lancia un fumogeno.
Il mozzicone con dna di Pala Quella Thema viene ritrovata la mattina dopo la rapina in banca ad Umbertide in cui viene ucciso il carabiniere Fezzuoglio. Accanto a quell’automobile, gli uomini del Sis rinvengono anche un mozzicone di sigaretta, da cui viene estratto il Dna di Pietro Pala. Proprio il verbale di sequestro di quel mozzicone di sigaretta, come molti altri atti, è stato al centro di una battaglia tra accusa e difesa prima ancora che la partita vera iniziasse.
Le eccezioni Molte infatti le eccezioni prima che la corte d’assise ammettesse le prove. Da una parte il pubblico ministero Antonella Duchini e la parte civile con gli avvocati Nicola Di Mario e Giancarlo Viti e dall’altra le difese con gli avvocati Caterina Calia e Francesco Falcinelli. E alla fine entrambe le parti hanno avuto qualcosa che volevano e dovranno rinunciare ad altro. Entrano in dibattimento le intercettazioni che, come ha sottolineato il pm, erano già di questa indagine, ma entra anche la richiesta di archiviazione fatta nel 2008 dal pm Gabriele Paci. Acquisite le sentenze Pam, e i book fotografici in cui i testimoni hanno individuato i rapinatori.
I testimoni Per gli oltre 300 testimoni invece il presidente della Corte Daniele Cenci, a latere Giuseppe Noviello, hanno ordinato una sfoltita. Tranne che per quattro degli otto impiegati di banca che erano presenti al momento della rapina: il pm aveva rinunciato a quattro su otto. Ma le difese quei quattro li vogliono perché sarebbero loro a dire di aver sentito banditi con accento dell’est Europa. Verrà ascoltato anche Gian Marco Mascia, il poliziotto della penitenziaria già sentito in incidente probatorio che disse di aver sentito gli imputati parlare dell’omicidio del carabiniere. Quelle sue parole sono diventate prova in questo processo. E un tecnico ha avuto l’incarico di trascriverle. Per martedì è in programma la deposizione dell’appuntato Monti, che era in servizio a Fezzuoglio.


