di M.T.
Si alza la guardia sul fenomeno dell’universo giovanile violento, a seguito del delitto di Hekuran Cumani, il 23enne di origine albanese, ammazzato con una coltellata a Perugia all’alba di sabato scorso, dopo una serata al 110Caffè con gli amici di Fabriano.
E’ noto come in città, ma sarebbe più corretto dire nelle città, particolarmente nel mondo della movida notturna, gruppi di giovani che nutrono anche qualche senso di appartenenza per etnia o per ‘branco’, vadano in giro con coltelli o oggetti contundenti alla portata. In tasca, in auto, o comunque nelle immediate disponibilità. Fenomeno noto alle forze dell’ordine, di cui ci sono ampi riscontri su larga scala nel Paese e che nei contesti urbani, come anche in quello perugino e nella sua più grande periferia, quella di Ponte San Giovanni che, va detto, merita una analisi anche di natura sociologica, assume dimensioni inaccettabili, dai risvolti drammatici, come accaduto in quel parcheggio dell’università. Racconti, privi di riscontri ufficiali, parlano persino di ragazzini minacciati da giovanissimi con coltello anche durante i baracconi, per qualche spicciolo o poco più.
Chi frequenta il mondo della notte descrive quanto accaduto all’alba di sabato a Perugia come l’epilogo drammatico di fatti che si ripetono da talmente tanto tempo da non destare scalpore. Parliamo di anni. Il più delle volte, si risolvono con conseguenze fortunatamente riparabili. Ma poi accade che «ci scappa il morto». Dalla serie: chi naviga in certi contesti ne contempli il rischio. E chissà che non sarà anche per questa ragione, unitamente al fatto che di fatti di questa natura se ne trovano un po’ dappertutto, che sul caso, almeno fino ad oggi, sia stata risparmiata la ribalta e l’accanimento politico. Ne va dato, positivamente, atto. Con la premessa però che la morte drammatica di un 23enne non può che essere registrata come una sconfitta collettiva.
Da ieri, giovedì, all’obitorio dell’ospedale di Perugia è stata aperta la camera ardente, che ha permesso a tanti familiari e amici di porgere un ultimo saluto alla salma di Hekuran Cumani. Per domani, sabato, sono in programma i funerali a Fabriano.
Tra i protagonisti della lite di quella sera ci sono ragazzi di cui, in giro, si conoscono i nomi, o comunque i nomignoli con cui vengono plasticamente descritti. Ma anche chi sono gli amici, i quartieri o le etnie di provenienza, locali preferiti e frequentazioni. Come si ricordano anche precedenti di altre liti o risse accadute dentro o fuori le discoteche, con dinamiche simili a venerdì scorso. Insomma «chi li conosce li evita – dicono alcuni ragazzi che frequentano le discoteche di Perugia a Umbria24 – e anche se vieni provocato, anche se sei in compagnia di una ragazza e ti verrebbe da reagire, capisci che è preferibile fare finta di nulla e ti allontani. Quando però la miccia si innesca tra soggetti che parlano lo stesso linguaggio – continua il racconto – cioè quello del ‘non sai chi sono io’, allora si passa alla violenza».
Che gruppi provenienti da Fabriano vengano, da tempo, a fare serata a Perugia è un fatto risaputo. Che siano stati coinvolti in scaramucce o liti pare non sia la prima volta. Vale lo stesso, se non peggio, per alcuni di ‘Ponte San Giovanni’ i cui comportamenti sono noti a molti giovani frequentatori di locali notturni a Perugia, come alle forze dell’ordine. Particolarmente per chi appartiene a quelle che vengono definite, ormai, più bande che gruppi. E’ proprio tra questi, che si avverte la preoccupazione di ritorsioni rispetto a quanto accaduto, oltre che tra gli operatori della pubblica sicurezza per cui, si alza la guardia. Tutti avvertiti insomma.
Provando a fare un giro tra i tabaccai di Perugia e chiedendo ai gestori come vanno le vendite degli spray al peperoncino, la risposta è pressoché unanime. Da qualche anno, un prodotto prima sconosciuto, viene percepito come un strumento che trasmette un maggiore senso di sicurezza. La vendita – raccontano alcuni di questi presenti nell’area prossima al centro storico, quella cioè che va da piazza Partigiani a Monteluce – avviene prevalentemente per richiesta di donne, non soltanto ragazzine. Parliamo di uno strumento relativamente alla portata di tutti, che si aggira intorno ai 15 euro e che oggi si vende bene».
Intanto le investigazioni sull’omicidio del 23enne di origine albanese da parte della Procura perugina continuano. Gli esami biologici e genetici potrebbero richiedere del tempo, che non è quello di ore o di qualche giorno. Chi osserva da vicino il principale indagato oltre ad annotare dichiarazioni sue ricostruzioni dell’accaduto, testimonianze, ma anche trascorsi che – è certo – fanno la differenza, nello scontornare un eventuale profilo criminale, ne studia anche i comportamenti attuali, assicurandosi di sorvegliarne il perimetro. Dopo i fatti ha dimostrato un comportamento compulsivo anche sui social, dando l’impressione di essere agitato: ha infatto prima pubblicao poi rimosso le immagini anche della serata in questione. Poi cambiando nome. La Procura appare orientata a un lavoro investigativo puntuale «senza fretta», trasmettendo la sensazione di tenere sotto controllo la situazione generale, di poter procedere cioè con i tempi che la complessità della vicenda richiede, puntando al colpevole e non «a un colpevole».
