Il tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare per Yassin Amri, ventun anni, accusato per l’omicidio di Hekuran Cumani. I giudici hanno respinto la richiesta di revoca avanzata dal difensore, l’avvocato Vincenzo Bochicchio, che nell’udienza di martedì aveva contestato alcuni passaggi delle indagini ritenuti poco solidi.
Il legale aveva richiamato l’attenzione sull’assenza di qualsiasi traccia ematica della vittima sugli abiti sequestrati al giovane e sulle descrizioni fornite dai testimoni, giudicate non coerenti tra loro. Alcune persone avevano riferito di aver visto un uomo biondo, alto attorno al metro e settanta, mentre Amri è scuro di capelli e supera ampiamente il metro e ottantacinque. A questo si aggiungevano, secondo la difesa, i racconti non allineati dei ragazzi che erano con il ventunenne la sera in cui Cumani venne colpito mortalmente nel parcheggio dell’università e con i quali Amri aveva poi lasciato la zona in auto.
Un altro nodo riguarda il coltello che, nella versione dell’accusa, sarebbe stato estratto dall’indagato dalla tasca del giacchetto per colpire il ventitreenne fabrianese. Secondo la ricostruzione, dopo il ferimento Amri avrebbe mostrato l’arma agli amici, con la lama ancora sporca di sangue. Gli investigatori ritengono che possa trattarsi dello stesso coltello recuperato sul greto del Tevere. Il giovane, però, ha sempre sostenuto di non averlo mai visto.
Gli atti del Riesame comprendono anche alcune intercettazioni depositate dalla pm Gemma Miliani. In una conversazione con la sorella, Amri chiederebbe se sia stata lei a lasciare l’arma lungo il fiume. Per l’accusa, non solo questo scambio, ma anche le reazioni dei familiari e degli amici del ventunenne suggerirebbero consapevolezza e quindi un possibile coinvolgimento diretto, come nel colloquio in cui i parenti si domandano se il ragazzo possa aver agito da solo.
I giudici hanno ritenuto che il quadro ricostruito dalla procura, sostenuto dagli elementi raccolti finora, sia sufficiente a giustificare la permanenza in carcere dell’indagato.
