Iulian Ghiorghita viene portato in carcere (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

E’ una testimonianza che pesa come un macigno quella che è piombata nell’inchiesta sull’omicidio di Luca Rosi nelle stesse ore in cui i primi due arrestati venivano portati nel carcere a Capanne. E’ la testimonianza di una donna connazionale dei due arrestati, quella Alina, fidanzata di Aurel Rosu, che dice di aver raccolto una confessione dello spietato Iulian Ghiorghita.

La confessione E’ a lei che Ghiorghita avrebbe confessato di aver ucciso il povero Luca Rosi. Lo avrebbe fatto in risposta ad una domanda della donna, che aveva capito come Iulian e Aurel avessero fatto qualcosa di molto grave. Lo intuisce e glielo chiede «Siete stati voi?». «Si l’ho ammazzato io». Parole importanti. Parole pesanti. Parole che arrivano da una donna, che come un’altra, forse è finita in una storia troppo più grande di lei. Che arrivano da una donna che sapeva. Almeno da un certo punto in poi. Una donna che ha anche ospitato gli uomini arrestati, ma che alla fine, di fronte alla follia di una morte tanto insensata da una parte e alla richiesta legittima di un po’ di giustizia dall’altra, forse ha scelto di aderire alla seconda.

Le parole delle donne Alina, ascoltata da carabinieri e pubblici ministeri mentre il suo uomo e il suo complice venivano portati in carcere, ha aggiunto un tassello importante che va ad aggiungersi ad altri già messi uno dopo l’altro sul piatto di quella che diventerà l’accusa di un processo.  Le parole della donna a cui lo spietato Ghiorghita ha annunciato il rientro in Italia per cercare Bianca e Catalin e per recuperare dei vestiti, vanno a sommarsi a quelle della fidanzata dello stesso Ghiorghita. Quella Bianca mamma di una bimba di sei anni che ha detto di aver sentito Iulian e Aurel parlare dell’omicidio in un parco di Ponte San Giovanni. Uno rimproverava l’altro per «averlo ammazzato per niente».

I due arrestati in silenzio davanti al gip e il terzo arresto in Romania Le dichiarazioni delle due donne arricchiscono un quadro già molto denso di elementi. Un quadro da cui gli stessi  arrestati forse non sanno come difendersi, e forse è anche per questo che sono rimasti in silenzio davanti al gip Carla Giangamboni e al pm Giuseppe Petrazzini. E mentre loro si avvalevano della facoltà di non rispondere davanti al giudice nel carcere di Capanne, in Romania anche il loro complice Dorel Gheorghita veniva arrestato in casa della suocera. Dalla polizia contattata e allertata dai carabinieri di Perugia. A breve quell’uomo padre di un bimbo,verrà trasferito in Italia per essere giudicato dalla legge italiana.

L’indagine continua Il lavoro dei militari impegnati nell’inchiesta, l’Arma ha messo in campo reparto operativo, ros, rac e ris, non finisce qui, e anzi continua per trovare  basi ancor più solide agli indizi già molto forti raccolti fino ad ora. C’è ancora da trovare la pistola con cui è stato ucciso Luca. Stabilire una volta per tutte se quella sera i tre rapinatori sono stati accompagnati da qualcuno. E se ci sono da qualche parte vestiti sporchi di sangue.

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