di Francesca Marruco
Almeno una dozzina di martellate sulla schiena. E’ un numero che potrebbe anche salire quello che emerge da una prima ricognizione cadaverica sul corpo di Sergio Scoscia, l’ex orafo ucciso a martellate nella sua casa di Cenerente insieme alla madre Maria Raffaelli. I colpi non sarebbero stati inferti in sequenza ravvicinata, il che farebbe pensare ad una sorta di tortura a cui è stata sottoposta la vittima prima di ricevere quello che potrebbe essere stato il colpo fatale alla testa, vicino all’orecchio. Sull’uomo anche segni di botte sul volto. E una sorta di buco sulla schiena che potrebbe essere stato inferto cin un tondino di ferro.
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Martedì le autopsie Saranno le dottoresse Laura Paglicci Reattelli e Anna Maria Verdelli a stabilirlo con l’autopsia sul corpo del 52enne e su quello della madre 74enne in programma per martedì al Santa Maria della Misericordia di Perugia. I due medici legali domenica hanno effettuato le Tac sui due cadaveri e hanno analizzato i pigiami che le vittime indossavano, ora consegnati alla polizia scientifica che dovrà analizzarli. Dalla tomografia non sarebbero emersi elementi significativi, che invece si attendono dall’autopsia vera e propria. Sergio Scoscia aveva ancora un polso legato con una cintura quando è stato trovato carponi a terra tra il suo letto e il muro della camera. Maria Raffaelli invece l’hanno trovata supina, che aveva ancora un foulard al collo con cui potrebbe essere stata strozzata e le mani legate da un lembo di stoffa. La donna soffriva di cuore e potrebbe non aver retto a quello che le stava accadendo intorno.
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Dinamica? Cosa sia accaduto però, prima che i parenti delle vittime li trovassero morti entrambi nella stanza da letto di Sergio Scoscia, entrambi tra il letto e il muro, nessuno è in grado di dirlo con certezza. Nessuna pista è ancora esclusa dagli agenti della squadra mobile di Perugia che indagano sul caso. Su Cenerente incombe lo spettro di Ramazzano, ma qualcosa ancora non torna. I corpi sembrano quasi essere stati nascosti. Non è neanche detto che entrambi siano morti lì. Almeno uno dei due corpi potrebbe essere stato portato in camera di Sergio in un secondo momento. Invece Sergio, descritto come un uomo robusto, deve essere stato trattenuto da qualcuno. Possibile che una persona sola possa averlo picchiato, poi legato e poi torturato col martello? E perché usare anche qualcos’altro per colpirlo? L’orario della morte invece viene collocata intorno alle 4 di notte per entrambi.
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Nessun rumore I parenti delle due vittime, quelli che al mattino li hanno ritrovati pochi minuti prima delle nove, dormivano nella loro casa divisa da quella del delitto da una porta a soffietto. Il nipote delle vittime, il 21enne Valerio Mion, che per primo ha visto i corpi e ha chiamato il 112, secondo quanto riferito da alcuni suoi amici ai poliziotti, era rincasato tra le 1 e le una e mezza di notte. Uno dei due amici, che ha trascorso con lui la serata, ha anche aggiunto di essere nuovamente passato davanti casa Scoscia- Raffaelli intorno alle 4.30 e di non aver visto nulla di strano.
Nessuno ha visto nulla Si perché il casolare del duplice omicidio si trova lungo la strada che va da Cenerente a Capocavallo, affaccia proprio sulla strada. Se si proviene da Cenerente si vede il cancello da cui si accede alla casa, se invece si proviene da Capocavallo si vede il retro dell’abitazione e quindi anche quella tettoia su cui è stata appoggiata quella sedia per entrare nell’abitazione. Ma nessuno sembra aver visto nulla. I poliziotti hanno acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza di un bar situato nelle vicinanze, sperando di notare il passaggio di un’auto sospetta.
Il filo rosso col cantiere Intanto di sospetto ci sono tutti quegli elementi che portano al cantiere edile situato di fronte al casolare della tragedia. Vengono da lì la scala appoggiata alla tettoia dietro casa, con cui i ladri potrebbero essersi aiutati per salire. Sempre da lì arriva la lana di vetro posta sotto tra la tettoia di lamiera e la sedia verosimilmente messa lì per evitare di fare rumore. E sempre dal cantiere viene infine il martello con cui è stato ucciso Sergio Scoscia. Lo hanno riconosciuto gli operai. Che però hanno specificato come quel martello fosse stato nascosto proprio per sottrarlo a furti verificatesi anche in passato. I ladri dunque sapevano dov’era nascosto o hanno perlustrato il cantiere? Di certo non possono averlo fatto prima delle 17, orario in cui gli operai staccano.
Le urla alle sette Quegli stessi operai che hanno rilasciato una testimonianza importante. Dicono infatti di aver sentito un uomo alto, vestito di scuro, che urlava e al telefono con qualcuno diceva: « Li hanno ammazzati, sono tutti morti». Erano le sette. Massimo sette e venti. Poi urlava il nome di una donna. Anche altri vicini di casa hanno sentito urla di disperazione, non sanno indicare l’ora ma non erano le nove. Orario in cui la polizia era arrivata da qualche decina di minuti. Quando gli operai già raccontavano la storia delle urla al bar del paese. Quando la paura già si stava impadronendo della frazione adagiata ai piedi del Monte Tezio.

