Sono quei 15-20 esposti, presentati da Osiel Pereira in tre anni dal 2021, a lasciar pensare, tanto i genitori dell’imprenditore ucciso a colpi di roncola, quanto l’avvocato del suo assassino, che la tragedia poteva essere evitata. Il 47enne cubano si sentiva vittima di atti persecutori mai accertati, sempre archiviati. Erano forse i segni della seminfermità mentale riconosciuta all’uomo in sede di condanna: dovrà scontare 13anni e 8 mesi in carcere poi altri quattro in una Rems. Se i titolari della Ternicolor avessero saputo, sarebbero stati forse più accorti, si sarebbero tutelati. Intanto nonostante il 47enne, reo confesso a poche ore dalla violenta aggressione, si sia dichiarato innocente in una lunga dichiarazione in aula, il giudice del Tribunale di Terni, Barbara Di Giovannantonio, martedì, lo ha ritenuto responsabile del reato di omicidio, oltre ogni ragionevole dubbio, e lo ha condannato. La pena, come sottolineato dai legali dei familiari della vittima, lascia l’amaro in bocca. Ma più di tutto pesa il lutto. Il prossimo 24 giugno ricorre un anno dalla morte del 40enne Luca Bruschini.

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