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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 07:03

Omicidio a Terni, spettro alcol e droga: indagini no stop, il caso non è risolto

Inquirenti decisi a studiare la vicenda oltre la lite per l’incidente stradale, intanto il procuratore Liguori si ricrede sui ternani

di M.R.

«Abbiamo fermato gli orologi e portato in carcere il presunto assassino di Ridha Jamaooui ma il caso non è risolto». Con queste parole il procuratore capo della Repubblica di Terni Alberto Liguori, martedì ha lasciato intendere che le indagini proseguiranno perché seppure la visione delle telecamere e le testimonianze raccolte hanno restituito una ricostruzione per la quale Samuel Obagbolo resta l’indiziato di delitto numero uno per il crimine che si è consumato in strada a Borgo Bovio a inizio settimana, restano ancora numerosi nodi da sciogliere. L’ipotesi di reato in capo al 26enne nigeriano, difeso dall’avvocato Francesco Montalbano Caracci, è quella di omicidio, casomai aggravato da futili motivi. Ma il punto è proprio questo: il movente è davvero limitato al caso dell’incidente stradale? A scontrarsi selvaggiamente fino alla morte del 40enne tunisino, è stato confermato, due soggetti estranei al sinistro, che sarebbero intervenuti per difendere le parti, ovvero il ciclista nigeriano finito a terra dopo essere stato urtato da una macchina e l’automobilista italiano che era alla guida di quest’ultima.

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Omicidio a Terni «Ci sono elementi a favore del nigeriano ristretto in carcere ma dobbiamo capire di più sulle condotte, sul movente» ha detto ancora il procuratore. A incastrarlo si dice sia stata in particolare una giacca col rosso come colore predominante, della quale hanno parlato i testimoni e con la quale è stato ripreso dalle telecamere visionate dagli inquirenti. È la viabilità che ha innescato tanta violenza? C’è altro? La procura vuole fare chiarezza e in questo senso saranno fondamentali le risposte che fornirà il giovane Samuel al Gip che dovrebbe chiarire anche se le cose sono andate così come ricostruite o no e se c’è stato coinvolgimento di altri. Le immagini del massacro, essendo il condominio di via Marche e il distributore Eni sprovvisti di videosorveglianza, restano un buco nel puzzle. Ma i quesiti si moltiplicano: per quali ragioni l’italiano è stato soccorso dal tunisino? Che rapporti avevano i due? Per questo e altro si continua a indagare sul fatto di sangue che ha scosso la comunità.

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Cosa pensa Liguori dei cittadini di Terni Nel suo discorso alla stampa (per larga parte dedicato ai rapporti dei giornalisti con la Procura rispetto all’accesso alle informazioni, il diritto di cronaca e la legge sulla presunzione di innocenza), il procuratore ha più volte richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sulle piaghe sociali di questi tempi, alcol e droga e ha anche aggiunto che i due nigeriani prima dell’incidente avessero consumato qualcosa assieme, sottolineando come il ciclista barcollasse già prima di essere investito. «Siamo a circa 200 segnalazioni di guida in stato di ebrezza e non è finito l’anno – ha detto ancora Liguori -. La città deve interrogarsi, la statistica ci consegna un uso smodato di stupefacenti e alcool. È un problema da affrontare, soprattutto tra i giovani. In sede di laboratorio vedremo se domenica sera c’è stato uso solo di alcool o anche di altro». L’incontro di martedì nella sede del comando provinciale dei carabinieri è stato per Liguori l’occasione per rassicurare Terni: «La città è tranquilla e serena – ha scritto nella nota che ha firmato -. La violenza di domenica scorsa non appartiene al civile popolo ternano che si è dimostrato molto collaborativo con gli inquirenti». Evidentemente il procuratore ha cambiato idea. Un anno fa, nel corso di un colloquio nel suo ufficio con Umbria24, dichiarava infatti: «Nel mio ufficio in quasi sei anni non ho mai visto ternani entrare per denunciare qualcosa, piuttosto ho scoperto di quelli che guidavano la macchina per organizzazioni criminali straniere e chi gli affittava casa o faceva da prestanome per attività commerciali». Il suo messaggio era: «Non prestiamo il fianco ai delinquenti». Evidentemente la città gli ha dato modo di ricredersi.

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