Olivieri con l'avvocato Falcinelli ©Chiara Fabrizi

di Enzo Beretta 

Giura di non aver «mai facilitato l’esame di alcun candidato», Simone Olivieri, dg dell’Università per Stranieri di Perugia, imputato per l’esame del calciatore uruguaiano Luis Suarez che nel settembre 2020 era vicino alla Juventus. La certificazione della conoscenza dell’italiano, di livello B1, era un documento necessario a Suarez, all’epoca al Barcellona, per acquisire la cittadinanza e quindi – scrivono i pubblici ministeri – «essere ingaggiato dalla Juventus con la quale era in corso una trattativa». «Se anche avessi la mentalità di fare queste cose – spiega Olivieri al giudice Natalia Giubilei chiamata ad esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio – confesso che non ho mai immaginato che Suarez, viste le percentuali di promozioni, visto il corso intensivo che aveva fatto, visto che era ispanofono, io non ho mai pensato che avesse bisogno di agevolazioni, facilitazioni escamotage o raggiri per superare l’esame».

L’interrogatorio Olivieri, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, nel corso del suo quinto interrogatorio (quello di garanzia, poi tre volte davanti ai pm, l’ultimo col gup) viene assalito da un dubbio: «Forse pago lo scotto di essere un tifoso, sono un tifoso, peraltro della Juventus». Con i dirigenti bianconeri, però, non ha mai avuto contatti: «Assolutamente, non ho mai parlato con nessuno di loro, non li conosco e non li ho mai conosciuti». Con i legali del club di Torino, questo sì. Anticipare di qualche giorno l’esame del centravanti a Perugia? «Più che un’eccezione le sessioni straordinarie sono una regola, ce ne sono state tantissime prima di Suarez, ce ne sono molte dopo la vicenda Suarez, almeno una decina». E ancora: «Il problema non era che Suarez era un candidato in più, era ciò che Suarez portava dietro di sé e che i fatti hanno dimostrato». E così «nessuno si oppose sul fatto di fare una sezione aggiuntiva».

La pandemia C’è il Covid, siamo in piena pandemia, è prossima la seconda ondata di coronavirus, la situazione va gestita anche da un punto di vista sanitario: «La preoccupazione nasceva soprattutto dal fatto che il giorno 23 vi erano i test d’ingresso di tanti studenti, mi pare oltre 150 che sarebbero venuti con le loro famiglie a vedere l’Università per potersi iscrivere e valutare questo, sarebbe stata veramente una catastrofe se fosse nato lì un focolaio in quei tempi di Covid che avesse colpito questi ragazzi che si presentavano per la prima volta all’Università. Il problema di Suarez, ripeto, non era tanto chi faceva l’esame con lui, quanti erano, che noi credevamo di poter gestire bene all’interno dell’Ateneo, ma tutta la confusione che Suarez portava in quanto Suarez, non gli altri candidati». Insomma, «non si può negare un’esigenza di poter anticipare l’esame». Al termine dell’esame, però, nonostante gli accorgimenti e il tentativo di mantenere una certa riservatezza, davanti alla palazzina Lupattelli «c’era una situazione di estremo caos che all’inizio siamo riusciti a governare benissimo, facendo anche entrare il personale addetto dalla porta di… diciamo dall’area di fuga, dall’uscita di sicurezza, poi la situazione è diventata ingestibile perché si è riempita di giornalisti, forze dell’ordine, il Cvcl era una… era assediato, dentro e fuori».

LA VERITÀ DELL’EX RETTRICE E LE SUE PAROLE DAVANTI AL GIUDICE

L’attestato Il certificato di superamento della prova consegnato praticamente subito al campione? «Se richiesto veniva rilasciato, se c’erano particolari ragioni per cui una persona doveva riprendere l’aereo, ritornare all’estero, era venuta per sostenere la prova di certificazione o quant’altro, su richiesta dell’interessato, veniva fatto». E quando il gip fa un passo indietro e interviene per domandargli se sapesse delle scarse competenze linguistiche dell’attaccante del Barcellona il dg risponde: «Io ho avuto poche conversazioni sull’ambito didattico ma comunque mi lasciavano completamente disinteressato perché non è una mia funzione, io non so nemmeno qual è il livello di preparazione di un B1, di un A1 o di un A2, io faccio il direttore generale, mi occupo di aspetti gestionali organizzativi ma non entro nel merito di queste cose, c’è una commissione che esaminava, io non sono minimamente entrato nel merito di queste cose». Insiste, però, il giudice: «Che fosse stato poi disposto un testo che gli è stato mandato e sul quale poi lui ha sostenuto l’esame, questo lo sapeva?». Risposta: «Assolutamente no». E prosegue: «Dico all’avvocato Turco che con un corso intensivo fatto a un certo livello e per un ispanofono che già in famiglia, mi si dice, parla un pochettino italiano, con un corso di formazione con percentuale di promozioni del 100 per cento in ambito nazionale è altamente, sicuramente, probabile che il candidato superi… prenda il certificato, era un dato di fatto. Io, ripeto, questo lo ammetto con grande sincerità, Signor Giudice, non ho mai immaginato che Suarez avesse bisogno di chissà quale aiuto o qualsiasi formula per poter avere la certificazione, il 100 per cento dei candidati hanno superato la prova, l’esame era facilitato credo di un 80 per cento».

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