Il tribunale nuovo di Perugia (Foto Troccoli)

di F.M.

Riferendosi a Rocco Varanzano scriveva, «Gli chiederò l’amicizia su Facebook per dirgli bravo». Riferendosi ad Andrea Angelucci invece scriveva:«Ooooh inimmaginabile tragedia… insomma se valutiamo che la morte del comune operaio viene sì e no riportata nel giornale locale, per Angelucci ci aspettiamo un altro funerale di Stato con tanto di Papa a benedire tutti? Oppure un altro minuto di silenzio? Suvvia… fratello poi? Se avessi un fratello così dubito che avrei pianto, però vabbè i familiari avranno il loro sussidio per mantenersi e i figli potranno diventare carabinieri a loro volta per ricordare il padre. Poveretti… auguro una serata piena di condoglianze e di lacrime per chi pensava che quest’uomo fosse una grande persona».

Un anno di pena Giovedì F.P. ha patteggiato un anno di reclusione davanti al gup di Perugia Alberto Avenoso. Proprio nello stesso giorno in cui Rocco Varanzano è stato condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio del maresciallo Angelucci.  Il giovane studente che vive in Veneto aveva scritto su Facebook le sue esternazioni sull’uccisione del maresciallo Andrea Angelucci. Ma i genitori del maresciallo capo non avevano retto all’umiliazione e avevano segnalato la cosa ai colleghi del figlio.

I reati Che subito si erano messi all’opera per risalire all’autore di tali frasi. Un giovane che si definiva anarchico,  originario della Bulgaria ma residente a Verona. Il ragazzo era accusato di istigazione a delinquere («richiamava concetti istigatori al compimento di atti di terrorismo» stava scritto nel capo d’imputazione), diffamazione e vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate. Tra gli altri messaggi aveva anche scritto «morto un carabiniere viene sempre un altro, almeno io un cervello ce l’ho a differenza vostra che obbedite e basta». Per il pm Manuela Comodi, con queste frasi «insultava e screditava l’Arma».

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