L'Argentarola e una foto del sub morto

di Antioco Fois

Un’altra tragedia in mare, un altro appassionato di subacquea vittima di un incidente in immersione. Chissà quante volte in questi quattro mesi Marco Settequattrini avrà pensato ai tre sub umbri che ad agosto hanno perso la vita alle Formiche di Grosseto. Lui, grafico perugino 50enne, che condivideva la stessa passione con le tre vittime di agosto, sicuramente non si sarebbe immaginato che a distanza di così poco tempo avrebbe condiviso anche lo stesso terribile destino. L’uomo di mezz’età è morto al termine di un’immersione all’Argentario, dopo aver manifestato un malessere appena riemerso dall’acqua. I soccorsi, che il sub ha ricevuto già in gommone e poi sul molo di Porto Santo Stefano, non sono riusciti a salvargli la vita.

Il racconto dell’amico Tutto è cominciato domenica mattina, con una gita al mare assieme agli amici dell’associazione perugina “Hydra sub”, con un’immersione subacquea nei pressi dell’isola Argentarola. «Un’immersione ricreativa, che non è andata oltre i 25-26 metri di profondità. Quindi niente di particolare e impegnativo, all’interno di quella che si chiama curva di sicurezza», racconta uno dei sub umbri che erano assieme alla vittima, contattato telefonicamente da Umbria24 mentre attendeva alla sede della Capitaneria di porto di essere sentito come testimone dagli investigatori. «Durante l’immersione poi Marco non ha segnalato alcuna difficoltà o anomalia e il suo comportamento appariva normale», aggiunge poi il sommozzatore che ha accompagnato Settequattrini nell’escursione sottomarina. Tutto bene fino a quando «è riemerso poco prima di noi – continua – mentre facevamo la consueta sosta di sicurezza di tre minuti a cinque metri di profondità. Marco, a quanto ci ha poi raccontato il conducente di uno dei gommoni che ci hanno portato al punto di immersione, una volta emerso si è trovato in difficoltà, vicino a una parete di scogli in balia delle onde di risacca. Tanto che la barca d’appoggio gli ha lanciato un salvagente. Lui l’ha afferrato e è stato recuperato dalla barca». Qua i primi segnali di qualcosa che non va. «Marco, mentre veniva recuperato, si è accasciato sul salvagente dando già segni di malessere. E non appena è stato portato sul gommone il conducente ha fatto rotta verso il porto», continua il racconto del compagno di immersione della vittima, che non riesce a trattenere le lacrime.

I soccorsi Sono attimi tragici e si accelerano i tempi nel tentativo di salvare la vita al 50enne. Il primo soccorso subito durante il tragitto, col massaggio cardiaco e somministrazione di ossigeno. Poi entra in azione il 118, che sul molo di Porto Santo Stefano attendeva già l’arrivo dell’imbarcazione. Ma i tentativi di rianimazione, andati avanti per mezz’ora non sono serviti a salvare la vita a Marco. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e il pm della Procura di Grosseto, Laura D’Amelio, ha disposto il sequestro dell’attrezzatura di Settequattrini, dei due computer che portava al polso (dai quali potranno essere ricavati i dati relativi all’immersione) e delle bombole del gruppo di subacquei, fornite dal diving «Costa d’argento», molto probabilmente per esaminare la salubrità dell’aria contenuta. Nella tragedia alla isole Formiche, lo ricordiamo, era stata la miscela gassosa respirata dalle bombole ad avvelenare i sommozzatori. In ogni caso, in attesa degli esiti di eventuali analisi, gli stessi membri dell’associazione Hydra descrivono il diving come uno dei più seri e professionali della zona, con un compressore per la ricarica delle bombole posizionato in un luogo lontano da agenti inquinanti.

Destino tragico Un destino tragico, quello di Marco Settequattrini e più che mai imprevedibile. Il grafico perugino, infatti, era un subacqueo esperto, con anni di attività alle spalle e due brevetti di istruttore, l’ultimo conseguito a giugno, per il quale aveva superato le visite mediche di idoneità. Ai membri dell’associazione Hydra non risulta poi che soffrisse di patologie che incrementano il grado di rischio dell’attività di sommozzatore. Nella tragedia il destino non ha mancato di mostrare una cinica ironia. Quel brevetto da maestro di subacquea, infatti, Settequattrini l’aveva conseguito frequentando un corso assieme a Fabio Giaimo, il medico che ad agosto ha perso la vita alle Formiche. Marco Settequattrini lascia una compagna e un figlio. La sua salma si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria all’ospedale di Orbetello in attesa dell’autopsia, che con tutta probabilità verrà disposta dalla Procura.

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