Flavio Falzetti ha lottato come un leone fino alla fine prima di arrendersi alla «bestia». Il poderoso centrocampista tornato a giocare dopo 35 cicli di chemioterapia è morto nella tarda mattinata di lunedì nella propria abitazione di Norcia, a soli 41 anni.
La malattia lo aveva colto proprio in un campo di calcio, quindici anni fa, durante l’incontro Monturanese-Riccione. Era il gennaio del 1998 quando Flavio sviene, accusa dei dolori e abbandona la partita. Da lì, come ha raccontato nel libro autobiografico Oltre il 90°, «iniziano i guai seri». La «bestia» non vuole lasciarlo, ma Flavio, piedi buoni e cuore grande, non ha alcuna intenzione di mollare e di battaglie ne vince tante, molte delle quali sembravano perse in partenza.
Il coraggio e la forza non gli sono mai mancati, così come il sostegno profondo di familiari, amici e compagni, ma anche dell’inseparabile dottor Nando Scarpelli, all’epoca responsabile del Servizio di oncoematologia dell’ospedale di Spoleto. Flavio fino all’anno scorso è stato direttore sportivo del Corridonia (Macerata) ma entrava spesso nelle scuole per raccontare la propria esperienza per sensibilizzare e, soprattutto, «per affermare a chiare note – come ripeteva sempre – che la speranza deve essere l’ultima a morire». Oggi questo fuoriclasse senza paura se n’è andato, lasciando un segno indelebile nella sua città e nel mondo del calcio.
