giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 21:45

Nel cuore della notte consegna la figlia: «Non posso tenerla», e scappa via in taxi

Una storia di dolore e di angoscia a Perugia. La bimba, dalle braccia della madre a quelle di un operatore

Foto generica archivio

di Maurizio Troccoli

Si potrebbe dire: almeno non l’ha abbandonata per strada, mettendo a rischio la sua vita, come accaduto nel caso del neonato a Terni. O, al contrario, fare memoria, e sottolineare come sia complicato ricordare una storia così triste di abbandono di piccoli, negli ultimi anni, a Perugia. Qualunque sia la posizione di ognuno resta il fatto che una piccola creatura di 4 mesi, dalle braccia della madre, è finita in quelle di un operatore sociale. Il primo abbraccio per l’affidamento. L’ultimo della mamma. E’ accaduto a Perugia, a Collestrada. Ne ha dato notizia, lunedì mattina, il Corriere dell’Umbria mentre, fonti sanitarie, confermano a Umbria24.

La ricostruzione Sono circa le 5 del mattino quando suona il campanello della struttura sociale dell’ex Postiglione di Collestrada, in gestione a una cooperativa che svolge il servizio di comunità per minori. E’ una giovane mamma, con in braccio una bimba di 4 mesi. La piccola è ben protetta, avvolta da abitini adatti per le temperature invernali. La donna non ha molte parole: semplicemente ‘non posso tenerla’. Per poi dileguarsi. A pochi metri da quel portone l’attende un taxi. Lo stesso che l’ha accompagnata lì. Lo stesso che ha aiutato le forze dell’ordine a ricostruire le dinamiche di quanto accaduto. Tenuto conto del fatto che il taxista si è accorto che qualcosa di strano stava accadendo e, da quel momento, ha cercato di memorizzare ogni dettaglio che potesse poi essere utile. Ad esempio il luogo nel quale è stato chiamato. Come quello nel quale ha riaccompagnato questa giovane mamma. Le sue sembianze, il suo accento. Elementi indispensabili ai carabinieri, per raggiungere il luogo e raccogliere informazioni su questa giovane donna dell’Est che avrebbe fatto intendere di non potere crescere la bambina per ragioni economiche. Dal momento della consegna alla struttura educativa per minori, che la donna probabilmente ha confuso come una struttura generica di affidamento di piccoli, per la neonata sono iniziate le procedure, come da protocollo, nonostante quella struttura non fosse adatta ad ospitarla. E, nonostante l’operatore che ha avuto in ‘affidamento’ la piccola, avrebbe provato anche a farlo capire alla donna. Una volta che quel portone si è chiuso e la giovane mamma è rientrata nel taxi, dalla struttura è partita la telefonata ai carabinieri. Quindi il trasferimento all’ospedale perugino, dove sono state accertate le buone condizioni della piccola dalla Pediatria che dopo poco l’ha dimessa. E le procedure per l’affidamento. Mentre le indagini dei carabinieri hanno portato a quella donna, a quel disagio, probabilmente non soltanto economico. Un disagio che ha lasciato spazio alla premura, per almeno i primi 4 mesi di vita. Premura che poi diventa dolore, stordimento, angoscia. Angoscia che interroga molti, a pochi giorni dal Natale, a pochi chilometri da una culla calda dell’ospedale perugino che non ha mai accolto un bambino ma che rappresenta un riparo possibile. Una nuova storia di dolore è stata scritta. Drammatica e angosciante. Ma il peggio è stato scongiurato.

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