di M.R.
Morta nei giorni scorsi all’età di 95 anni per cause naturali, alla signora A.M. è stata negata una cerimonia solenne in forma pubblica nonché il corteo per il suo funerale. A vietarlo la Questura di Palermo, solo perché la defunta è suocera di Giuseppe Graviano, detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Terni per associazione mafiosa, stragi e altri reati.
Corteo funebre vietato La cerimonia, che si sarebbe dovuta tenere alle 10.30 di martedì, avrebbe invece avuto luogo alle 7.00 del mattino come disposto dal questore e notificato alla famiglia lunedì alle 19. A quell’ora in particolare è stata trasferita la salma dall’abitazione alla chiesa e subito dopo dalla sede religiosa al tempio crematorio, tassativamente attraverso il percorso più breve. Queste le disposizioni.
Mafia L’autorità, nonostante l’anziana non avesse mai avuto legami diretti con la mafia, né avesse precedenti di alcun tipo, per il fatto di essere suocera di un esponente di spicco di una famiglia mafiosa, ha ritenuto che «il corteo funebre, con pretesto di manifestazioni estranee al sentimento di pietà verso i defunti», potesse fornire «occasione per iniziative di consenso più o meno esplicito da parte di terzi verso l’organizzazionre mafiosa, così come accaduto in occasioni simili, generando grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica».
Palermo Queste le ragioni per cui il trasporto pubblico della salma in forma solenne sia prima che dopo la celebrazione religiosa, nonché ogni altra cerimonia, funzione o manifestazione di cordoglio, è stata vietata. Nello stesso provvedimento, notificato a 15 ore dal rito programmato, prima che fosse anticipato proprio dalla Questura, era anche indicata la possibilità di ricorso a Prefetto o Tar, rispettivamente entro 30 o 60 giorni.
