L'ospedale di Perugia (foto archivio F.Troccoli)

«Rispettate tutte le procedure». Così l’Asl Umbria 2 sulla tragica morte post parto della donna di 38 anni, deceduta sabato intorno alle 14 dopo aver messo al mondo, venerdì sera nell’ospedale di Orvieto, una bimba di 3,6 chilogrammi, attualmente ricoverata nel reparto di Terapia intensiva neonatale (Utin) del Santa Maria di Perugia.

Muore a 38 anni in ospedale dopo il parto In particolare la nota dell’azienda sanitaria mette in chiaro gli standard previsti e seguiti nel corso delle drammatiche ore in cui i sanitari del Santa Maria della Stella hanno provato in ogni modo a stabilizzare la donna: «Nel presidio di Orvieto, in quanto ospedale dell’emergenza, è sempre presente, come previsto dagli standard, una dotazione di sangue di “scorta”, nello specifico 12 sacche di sangue gruppo zero che possono essere trasfuse a tutti i pazienti. Questo sangue – spiega la nota – viene utilizzato per fronteggiare le situazioni di emergenza in attesa della necessaria “crociatura” cioè la definizione del gruppo specifico del paziente e la relativa fornitura del sangue da parte del Servizio trasfusionale di competenza. Nell’emergenza di venerdì scorso, secondo la corretta procedura, sono state immediatamente utilizzate una parte delle sacche di scorta presenti e, nello stesso tempo, è stata attivata la fase di crociatura che ha permesso entro un’ora e mezza di ottenere il sangue dal Servizio Trasfusionale».

Asl Umbria 2: «Rispettate tutte le procedure» E poi: «Nel caso specifico, la risposta immediata da parte della nostra struttura in collaborazione con il Servizio trasfusionale di Terni ha consentito, nell’arco delle prime 6 ore, quelle notoriamente cruciali, di infondere quanto necessario, cioè più di 30 flaconi di sangue e 20 di plasma, senza peraltro consumare tutta la scorta che automaticamente è stata reintegrata, come previsto dalle procedure di emergenza, per eventuali ulteriori esigenze. La procedura normale prevede il ripristino immediato delle scorte di emoderivati dell’ospedale, nonché la usuale quanto indispensabile procedura di collaborazione con le forze dell’ordine al fine di provvedere ad un rapido reintegro per garantire la presenza costante di sangue. Il protocollo operativo messo in atto ha permesso l’adeguato trattamento del caso consumando nella fase iniziale solo la metà dei flaconi di scorta, consentendo all’ospedale di rimanere comunque operativo anche nel caso di un altro evento di emergenza al punto che non sono stati necessari gli apprezzabili sforzi messi in atto autonomamente dall’Avis per la individuazione di ulteriori donatori».