di Dan.Bo.

Il Tar dell’Umbria ha dato ragione a una dottoressa sanzionata per spesa farmaceutica eccessiva: l’Usl 2 dovrà consegnarle i dati sui criteri di calcolo dell’appropriatezza prescrittiva. La sentenza rimette al centro uno dei problemi più importanti della sanità regionale, e non solo: quello della spesa per i farmaci. Con il ricorso la dottoressa – dopo essere stata sanzionata per un presunto sforamento del tetto di spesa – ha chiesto alla magistratura amministrativa di conoscere i criteri utilizzati per valutare l’appropriatezza delle sue prescrizioni. I giudici hanno ordinato all’Usl Umbria 2 di fornire i documenti richiesti, stabilendo che il diritto all’accesso è pienamente legittimo quando si tratta di dati alla base di eventuali provvedimenti sanzionatori.

Le contestazioni La dottoressa era stata accusata di essersi «scostata in maniera significativa e anomala sia rispetto agli obiettivi di spesa di cui all’accordo in corso, che rispetto alla media di spesa della grande maggioranza dei medici di medicina generale operanti nell’Usl Umbria 2». In particolare alla professionista era stato contestato un eccesso di prescrizioni relative a colliri, farmaci cardiovascolari e neurologici, imponendole una sanzione pari a 401,84 euro.

Le richieste La dottoressa ha chiesto di accedere ai documenti su cui si basava il giudizio di inappropriatezza, in particolare: il tetto di spesa farmaceutica assegnato ai medici, il metodo di calcolo dei cosiddetti «assistiti pesati» (ossia pazienti con caratteristiche rilevanti, come l’età), e i dati di spesa pro-capite degli altri medici. L’Usl ha parzialmente negato la richiesta, sostenendo da un lato che alcuni documenti non fossero pertinenti, dall’altro di non comprendere a cosa si riferisse la richiesta sul cosiddetto «indice di calcolo».

La sentenza Il Tar ha respinto queste motivazioni, riconoscendo però alla dottoressa «un’indubbia legittimazione e interesse all’accesso». I magistrati hanno sottolineato che si tratta di un’attività soggetta a controlli e sanzioni, e quindi è necessario che i professionisti possano conoscere i parametri su cui tali controlli si basano. Secondo la sentenza, «l’appropriatezza prescrittiva non può essere valutata solo in termini qualitativi, ma anche quantitativi», e questo implica l’uso di «precisi dati numerici (il numero rilevante di pazienti rispetto al totale, e il relativo indice di calcolo) ed economici (il tetto massimo di spesa per singolo medico)». Inoltre, è «ragionevole che sia stato fissato anche per i medici di medicina generale» un tetto analogo a quello utilizzato per gli specialisti ospedalieri, dove già esistono riferimenti a soglie basate sulla spesa media per paziente.

Trenta giorni L’Azienda sanitaria dovrà ora fornire alla dottoressa, entro trenta giorni, la documentazione richiesta, compresi il tetto di spesa assegnato a ciascun medico, l’indice di calcolo dei pazienti “pesati” e i dati aggregati di spesa per medico, in forma anonima.

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