di G.O.
Torna a far luce sul caso di Nicola Romano, il 26enne trovato morto nel 2013 a Perugia per una presunta overdose, l’avvocata Barbara Romoli, ospite della trasmissione radiofonica Dietro la porta di Moon radio libera Deruta. A quasi dieci anni dalla morte di Romano grazie al lavoro della difesa e alle richieste dei familiari, il pm ha riaperto il caso e ordinato l’analisi dei reperti trovati nell’appartamento di Romano che, finora, non erano stati presi in considerazione.
Le indagini suppletive L’avvocata Romoli martedì nel corso di un’intervista ha ripercorso i fatti che nell’agosto del 2013 hanno portato alla morte di Nicola, subito archiviata come un caso di decesso per overdose. L’avvocata e i familiari di Nicola, invece, sostengono che il giovane sia morto per soffocamento, come aveva dichiarato il secondo consulente che quasi dieci anni fa si è espresso in merito alle cause del decesso. Dopo la decisione del giudice di non archiviare nuovamente il caso ma di proseguire con indagini suppletive, l’avvocata Romoli ha spiegato come quella dei medici e dei tossicologi sia stata una «conclusione troppo affrettata: le indagini le hanno fatte solo i familiari, ora bisogna far chiarezza».
L’ipotesi della difesa La difesa parte dalla richiesta di analizzare tutti quei reperti archiviati e mai esaminati, in particolare «il liquido trovato nella bocca di Nicola, i tre bicchieri rinvenuti nel lavandino e i mozziconi di sigarette sparsi per la casa». L’ipotesi di Romoli è che in quella sera d’agosto Nicola non fosse solo nel suo appartamento al momento del decesso; come precisa l’avvocata, «per via della sua corporatura una persona sola non avrebbe potuto averla vinta su Nicola; noi pensiamo che qualcuno lo tenesse, erano almeno in due, se non tre». Altro assente, come sottolinea nel corso dell’intervista la giornalista Lucia Pippi, «è un capo d’accusa per morte in conseguenza di un altro reato» nei confronti di un ipotetico spacciatore da cui Nicola si sarebbe potuto recare: da quanto riferisce l’avvocata Romoli «non abbiamo avuto risposta sul perché non sia stato aperto un fascicolo». La difesa invita inoltre l’autorità giudiziaria a interrogare quella rosa di nomi che i familiari di Nicola hanno da subito presentato come soggetti vicini a Romano nell’ultimo periodo della sua vita, le cui dichiarazioni sui fatti non sono mai state ascoltate. «Quello che la famiglia non accetta è questo enorme buco nelle indagini. Ci auguriamo che alla nuova udienza di fronte al Gip venga fuori qualcosa di nuovo», conclude Romoli.
