Hanno patteggiato  una condanna a un anno di reclusione ciascuno (pena sospesa) per omicidio colposo tre dirigenti locali della Tk-Ast di Terni indagati per l’incidente sul lavoro, avvenuto il primo dicembre del 2009, nel quale morì un operaio di 31 anni, Diego Bianchina. Lo hanno fatto davanti al gup Maurizio Santoloci. Il giudice si è invece astenuto per la posizione di altri due dirigenti indagati per la stessa vicenda. Ha quindi rimesso gli atti al pubblico ministero.

Le cause della morte Ad uccidere Bianchina sarebbero state le esalazioni scaturite dal contatto dell’acido cloridrico con del sale sodio solfidrato contenuto accidentalmente in un contenitore che non sarebbe stato pulito a dovere. Questo è stato accertato dopo il decesso dalle perizie sul corpo del giovane che presentava elementi di evidente intossicazione.  La concentrazione massima sostenibile di idrogeno solforato è di 10 parti per milione, mentre nell’area ’emulsione acidi’ del Pix 2, in quei drammatici momenti, si sono sviluppate 700 parti per milione. Una miscela micidiale. Così scrivevano i quotidiani nei giorni seguenti alla morte del giovane.

I fatti Quella cisterna conteneva Insol, una soluzione che è composta anche da sodio solfidrato. Il sodio solfidrato e l’acido cloridrico avrebbero fatto reazione generando l’idrogeno solforato con il rilascio massivo di vapori acidi. Quella nube («Chi è arrivato poco dopo l’incidente ha parlato proprio di nube») ha ucciso Diego. Che non si è potuto difendere.

Gli esami Come sono riusciti gli esperti della Asl a capire la reazione chimica che ha creato la nube che poi ha ucciso il povero Diego? «I rilievi di rito. Poi martedì mattina – disse ai giornali il direttore del Servizio prevenzione e sicurezza – ho suggerito ai medici dell’ospedale di fare un esame tossicologico sull’operaio intossicato che era stato ricoverato al Santa Maria. Un accertamento che è in grado di rilevare il tasso di metaemoglobina, che è risultata essere quattro volte più alta della norma. I radicali di zolfo si legano all’emoglobina». Che perde così la sua capacità di trasportare ossigeno.

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