Amanda Knox nel corso dell'ultima udienza del processo d'appello

di Ivano Porfiri, Maurizio Troccoli e Francesca Marruco

I periti del tribunale di Perugia hanno ritenuto «non attendebili gli accertamenti tecnici effettuati» sulla lama del coltello, con cui è stata uccisa Meredith Kercher e quelli effettuati sul gancetto del reggiseno trovato nella stanza del delitto. Lo scrivono nelle conclusioni della perizia disposta dalla Corte di Assise di Appello di Perugia che è stata depositata questa mattina. Gli stessi periti concordano, però, «con la conclusione cui è giunta la consulenza tecnica circa l’attribuzione del profilo genetico» trovato sull’impugnatura del coltello e attribuito ad Amanda Knox.

LE CONCLUSIONI DEI PERITI IN PDF

Il Dna? Non è certo che sia di Mez Riguardo gli accertamenti sulla lama del coltello i periti sottolineano che «non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato alla vittima Kercher Meredith poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati». Inoltre, sempre secondo quanto scrivono i periti a proposito della traccia sulla lama del coltello «non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica». «Dai tracciati elettroforetici esibiti – scrivono sempre i periti sulla stessa traccia – si evince che il campione indicato era un campione low copy number (Lcn) e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla comunita’ scientifica internazionale». Poi, sempre secondo gli stessi consulenti, «non sono state seguite le procedure iniziali di sopralluogo e di protocolli internazionali di raccolta e campionamento del reperto. Infine, sempre in riferimento alla lama del coltello, secondo i periti «non si può escludere che il risultato ottenuto dalla campionatura possa derivare da fenomeni di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici eseguite».

I dubbi Insomma si riapre l’incognita sull’arma del delitto. Il coltello che i giudici di primo grado hanno considerato essere l’arma del delitto, dalle nuove analisi, presenta aspetti che aprono ancora dubbi. Se su quella lama non ci sono tracce di sangue, se i reperti non sono stati raccolti ed esaminati secondo le procedure internalzionali, se le conclusioni della scientifica possono essere il risultato di una contaminazione, come ipotizzato dalle difese dei due imputati, allora verrebbero meno i pilastri che tengono in piedi la ricostruzione secondo cui il coltello trovato dagli inquirenti sia l’arma del delitto. Alle prossime udienze d’Appello i nuovi periti dovranno rispondere alle domande del procuratore generale che proverà a verificare l’attendibilità di questi nuovi risultati. Saranno i giudici della corte d’Assise d’Appello a stabilire se i nuovi periti che smontano in buona parte i risultati della Scientifica hanno ragione oppure torto nel giungere a conclusioni che mettono in discussione l’impianto accusatorio nei confronti di Amanda e Raffaele.

Il gancetto Riguardo al gancetto del reggiseno, sul quale era stato rinvenuto il dna di Raffaele Sollecito, i periti non ritengono gli accertamenti attendibili poiché: «Non sussistono elementi scientificamente probanti la presenza di presunte cellule di sfaldamento sul reperto». Inoltre, scrivono, «vi è stata una erronea interpretazione del tracciato elettroforetico» sia sugli «STRs autosomici» sia di quello relativo «al cromosoma y». Come per la lama del coltello,  per i periti non sarebbero state seguite le procedure internazionali di sopralluogo, raccolta e campionamento. Infine, i periti sottolineano che «non si può escludere che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione ambientale e/o di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione di detto reperto».

Ancora dubbi Insomma anche sul gancetto del reggiseno, repertato dopo oltre quaranta giorni dal rinvenimento del cadavere di Meredith, si fanno strada le ipotesi di contaminazione avanzate dalle difese, stando al nuovo quadro tracciato dai consulenti dei giudici d’Appello. In sostanza viene avvalorata dai periti l’ipotesi che quel gancetto del reggiseno si possa essere contaminato di alcune tracce presumibilmente riferite all’imputato Raffaele Sollecito, sia a causa dell’andirivieni che c’è stato nell’abitazione e nella stanza del delitto da parte degli agenti della scentifica e degli inquirenti, sia per il presunto non rispetto delle metodologie di repertazione, sia per i presumibili spostamenti che il gancetto stesso avrebbe potuto subire essendo stato trovato in un angolo della stanza diverso da quello in cui si trovava il cadavere di Meredith.

L’impugnatura del coltello Le tracce rinvenute sul manico del coltello, che la corte di primo grado ha considerato essere di Amanda, come indicato dalla Scientifica è stato ricostruito il ruolo di Amanda nelle motivazioni alla condanna a 26 anni. Anche a causa di quelle tracce Amanda è stata considerata l’autrice in concorso di quel delitto. Ma anche il soggetto che tra i tre avrebbe inferto il colpo decisivo a Meredith. Le nuove perizie confermano le conclusioni di primo grado rispetto al fatto che su quel manico ci siano tracce riconducibili ad Amanda Knox. Anche per questo aspetto si apre un nuovo senario che farà parte del processo d’Appello alle prossime udienze. L’accusa potrebbe provare a convincere i giudici che la conferma di questi risultati rappresentano la prova che Amanda impugnò quel coltello per uccidere Meredith. La difesa di Amanda invece potrebbe spiegare ai giudici che quel coltello può essere stato impugnato da Amanda per qualsivoglia attività, visto che il coltello è stato rinvenuto in casa di Raffaele Sollecito e visto che Raffaele Sollecito era il fidanzatino di Amanda. A suffragare una simile ipotetica strategia difensiva ci sarebbero i risultati dei nuovi periti che mettono in dubbio la presenza di sangue di Meredith sulla lama del coltello impugnato da Amanda.

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